Guarda avanti, incrocia un volto contratto da commiserevole disgusto e occhi altalenanti tra Lui e i pantaloni logori e sozzi di un muratore dai lineamenti slavi.
Un giovane porge una bottiglia d'acqua verso la  probabile compagna alzando lo sgurdo al cielo al ritmo delle pretese di lei. Un bambino, albanese o giù di lì,attende paziente la fine dell'esecuzione del padre per poter girare con il bicchiere ripiegato della Mc Donald, guarda sommesso un giovane-bene che ricambia ostentando la sicurezza di chi si sente senza certezze.
Due coppie sedute: un ragazzo ed una ragazza si tengono per mano fissando le scarpe di chi passa e di chi resta, due ragazzi si baciano.
Un corpulento anziano fa salterellare sulle dita una busta della spesa, la canuta mummia in giacca e cravatta al suo fianco gli sfoglia il giornale davanti lanciando sguardi fulminanti ogni volta che sente gli occhi dell'altro violare la sua proprietà.
Una donna sulla quarantina, non eccessivamente in linea, alterna piccole spinte all'immenso gigante di fronte a lei..."CAPOLINEA!"...esclama una delle porte, la donna travolge il muro di persone e si fionda in avanti, inciampa e le persone travolgono lei.
La cometa sputata dal grosso treno, si posa su grossi gradini di metallo ed attende, Lui è lì, si fa trascinare da quelli che in fondo sono solo decorazioni per la scenografia del suo percorso, si fa trascinare verso l'aria ed il sole. La folla ingloba il palo blu, dalla macchia nera spunta solo la "M" bianca sul rosso.
La cometa si sfalda, poche persone continuano a camminare per la stessa strada, Lui sradica l'attenzione dal suolo,nota Lei, ma non ci bada tanto, sa che ad aspettare quell'autobus in quella fermata c'è sempre e soltanto lui.
Si ritrovarono lì, Lui e Lei sotto la stessa fermata, seguendo una coreografia sponatnea, estraggono all'unisono un libro e fanno per leggere, senza eccessivo entusiasmo, divincolando lo sguardo dalle pagine per scrutare e scrutarsi a vicenda.
Il tempo passa, le pagine davanti a lui scorrono veloci, l'attenzione è ferma alla prima parola letta, la pagina davanti a Lei rimane la stessa, i libri si chiudono a conclusione della danza.
Col tempo scorrono via tutti gli autobus, nessuno per Loro. Ogni veicolo color arancio in lontananza è commentato dal costante incontro di espressioni, prima impazienti, poi sempre più divertite dall'ironia di quella prigionia volontaria; i due compagni di cella imparano a mimare i commenti, scuotendo la testa o stringendo le spalle, si aggiungono nuovi personaggi, tutte comparse. Loro si cercano e si sanno trovare, si capiscono, cominciano a ridere.
Arriva il mezzo tanto atteso i due salgono da due porte diverse e si siedono lontani; il tragitto dell'autobus compete, per durata, con l'attesa e Lui cambia continuamente posa, non si gira per vedere l'espressione di Lei, ma la vede seduta leggendo la stessa pagina, riflessa sullo specchietto dell'autista...si alza.
Si ritrova proiettato di fronte a Lei che, alzato lo sguardo, lo fissa senza mimare espressione, ma senza distogliere gli occhi dal viso contratto di Lui.
-Perché non ci siamo parlati?-riesce a eslcamare Lui.
-Perché non ti conosco!-risponde lei.
Lui torna a posto, composto, fino alla fine del viaggio, scende mentre Lei legge ancora la stessa pagina.