Il vero, il bene, il bello
Il Cardinale Danneels, arcivescovo di Bruxelles, durante un congresso dartisti, ha detto testualmente queste parole: "Mi chiedo se il Bello non è la strada per eccellenza per trovare Dio. Dio evidentemente è vero, è buono ed è bello.
Anche se Dio è vero, non credo che i nostri contemporanei entrino facilmente per questa via. Siamo troppo poco interessati dal vero. La domando su Dio pertanto è importantissima, decisiva per l'Umanità e per il suo sviluppo.
La porta della verità s'apre alle volte difficilmente, perché i nostri contemporanei hanno un senso innato dello scetticismo. Che cos'è la verità? Siamo tutti dei piccoli Pilati che si chiedono questo. La verità non interessa in primo luogo, è inaccessibile, e quando qualcuno la trova è sospettato dessere pretenzioso e arrogante.
Ora entrare da Dio dalla porta del buono e del bene è più difficile oggi: sì Dio è buono, anzi esso è troppo buono per me. Non sono capace di fare il bene, e l'etica è una porta difficile per aver accesso a Dio nei nostri giorni. Siamo profondamente convinti dall'esperienza, e anche un po' per paura, che siamo incapaci di vivere eticamente, moralmente. Un Dio perfetto ci scoraggia e un Dio vero ci oltrepassa.
Ma, se entriamo dalla porta del Bello, ogni resistenza cade. Provate con i giovani. Parlate a loro di Dio in quanto fonte del vero, della gran verità: tutti dormono. Parlate di Dio come esempio di moralità: sono tutti di cattivo umore. Ma mostrate che Dio è bello nella sua Bibbia, nella sua creazione, nell'uomo, nella coppia, in Gesù, nelle opere d'arte, nella storia dell'arte, nelle icone, nell'arte del rinascimento, nelle piccole chiese romaniche, mostrate loro il bello in Dio discendo che egli è la bellezza stessa, non affermo che si convertiranno tutti, ma almeno, non c'è resistenza."
In una successiva conversazione con il cardinale, si doleva perché la Chiesa non era preparata per mostrare la Bellezza di Dio, i sacerdoti non ricevevano nessuna formazione estetica nei seminari, quasi nessun teologo sinteressava a Dio come Bellezza. Aggiungeva che i misteri più sacri della nostra religione erano circondato di bruttezza anziché di bellezza. Liturgia, canti, oggetti di culto, paramenti, invece di testimoniare della bellezza di Dio, e di attrarre gli uomini doggi gli allontanavano da lui.
Ma perché le chiese devono essere così brutte, i praticanti così tristi, e le pie donne così male infagottate? Perché sacro è tanto spesso sinonimo di sdolcinato? Armonia, armonia, quali bruttezze si commettono in tuo nome! La sdolcinatezza è confusa con la dolcezza, la banalità con la misura, la simmetria con la composizione, l'enfasi con la dignità, la rigidità con l'ordine, l'inflessibilità con la nobiltà, la noia con la semplicità.
Soffro di non trovare bellezza dove più laspetto. Confesso che quando entro in una chiesa, non posso impedirmi di ristrutturarla mentalmente per renderla più conviviale, più dignitosa, più adatta al nostro tempo. Una chiesa non è un il museo di eventuali capolavori morti, ma una casa di viventi.
Prime chiese
Quando nacque il cristianesimo, la terra era sparsa di templi più maestosi gli uni dagli altri. Alcuni erano oggetto dellammirazione universale. Pertanto i primi cristiani non cercarono di imitare o sorpassare questi capolavori. Al contrario, quando potettero uscire dalle catacombe e edificarono dei ripari per il loro nuovo culto, li costruirono ad immagine delle basiliche profani, dove si trattavano gli affari commerciali, si giudicavano certi differenti, in una parola delle sale dincontro.
Perché la nuova religione era affare del popolo intero, corpo mistico del sacerdote sovrano e vittima del sacrificio. Perché lazione liturgica principale era la comunione di tutta questa famiglia ecclesiale e la sua marcia verso un Dio buono e vicino ad ognuno.
Fu una svolta decisiva. Non si trattava più di teatro di sacrifici sanguinosi e primitivi, non si trattava più di un recinto riservato ad iniziati e propizio a misteri esoterici, non si trattava neanche solo della casa di Dio. Ormai, una nuova ed eterna alleanza era conclusa tra Dio e gli uomini e il Figli-Dio portava il nome di Emanuele: Dio con noi.
I cristiani non costruirono templi per onorare il loro Dio, ma delle case per vivere con lui. E gli edifici che ripararono le loro riunioni furono chiamati chiese, "ecclesia" significa assemblea.
Perciò troviamo in questi edifici originari delle caratteristiche delle basiliche profane - grande spazio accessibile ad una numerosa assemblea, visibilità, acustica ecc.- ma anche la nobiltà imponente dei templi (quando non sono stati costruiti con le loro stesse colonne) e il raccoglimento solenne del santo dei santi.
Esigenze contraddittorie
Perché sono queste le grandi linee di forza dellarchitettura di una chiesa. Deve essere aperta a tutti, perché il popolo cristiano è accogliente a tutti gli uomini. Deve cantare la gloria di Dio. Deve permettere la proclamazione della parola. Deve permettere il contatto diretto con nostro padre che è nei cieli.
Sono in pratica delle esigenze contraddittorie, soprattutto nel mondo moderno rumoroso e sempre in movimento. Come, infatti, realizzare insieme lapertura e il silenzio, laccoglienza e il mistero?
Certe epoche lhanno fatta con un successo vicino alla perfezione che ci stupisce attualmente mentre vediamo il relativo fallimento dei tentativi contemporanei. Perché dobbiamo confessare che il nostro secolo non è riuscito molto meglio del precedente a fare nascere un architettura religiosa originale e veramente soddisfacente.
Gli uomini che hanno costruito le cattedrali erano nello stesso tempo veri uomini e veri cristiani. Non hanno mai rinnegato la loro epoca, né le conoscenze tecniche e scientifiche del loro tempo. Tuttaltro, erano curiosi di tutto. Hanno avuto lorgoglio di fare sempre meglio degli altri, più alto, più luminoso, più audace ma la loro arte, la loro scienza, il loro orgoglio, la loro pena, li hanno messi al servizio del loro Dio. E hanno scritto in lettere di pietra che il loro mondo era un mondo cristiano.
La vertigine ci prende se pensiamo che Chartres non contava dieci mila abitanti quando fu costruita la cattedrale, che può ospitate dieci mila fedeli, e che, nello stesso tempo, si costruivano altre chiese nella stessa città.
Certamente il mondo attuale è diverso da quello del dodicesimo secolo e sarebbe vano discutere i loro meriti rispettivi. Cerchiamo soltanto di capire la lezione che ci dalla storia.
Ci afferma che larchitettura è un testimone imparziale della società del suo tempo. E questa testimonianza ha alle volte un che di tragico quando presenta alle generazioni a venire limmagine di un popolo diviso, individualista, oppure quella di un governo dittatoriale e disumanato.
Larchitettura religiosa è ugualmente la testimonianza incisa nel paesaggio delle nostre città e delle nostre campagne della comunità cristiana.
Questa comunità è moderna, unita, aperta a tutti, felice di appartenere a Cristo, oppure intimorita, mediocre, tiepida? Tutti i caratteri saranno fedelmente trascritti nella pietra, il ferro, il cemento e il vetro. Perché non dimentichiamo che è lassemblea che costituisce la chiesa. Ricordiamoci la solenne ingiunzione di Pietro: "Entrate come pietre vive per costituire questedificio spirituale."
Una grande speranza nasce in noi pensando alle trasformazioni profondi nella vita della Chiesa e dei cristiani. Se ogni comunità parrocchiale, ogni ordine religioso, ogni associazione, ogni fedele prende a cuore di vivere il cattolicesimo dello XX secolo assisteremmo ad un rinascimento generale dellarte sacra e per lei ad un rinascimento in tutti i campi della bellezza.
Se i cristiani sapranno rispondere a questappello in favore dellarmonia, dellunità, della coerenza col mondo fisico ed intellettuale attorno, se faranno della loro vita un canto di lode a Dio e un atto damore verso il prossimo, se capiranno il vero senso dellaffermazione che la Chiesa di Cristo è la Chiesa dei poveri, pensando allarmonia che doveva regnare nella povera casa di Nazareth, allora la terra si coprirà di chiese nuove dalle quali i nostri figli non arrossiranno e che diranno al mondo la vitalità del popolo di Dio.
Chiese del terzo millennio
Come sono le chiese nelle quali i cristiani del terzo millennio prenderanno labitudine di radunarsi e di pregare?
Le costruzioni nuove non imiteranno gli stili del passato. Niente gotico o bizantino. Materiali e tecniche moderni.
Però una caratteristica di un tempio è la sua perennità. Non si costruisce una chiesa con lidea di cambiarne come una macchina ogni volta che il fabbricante ne propone un nuovo modello.
In compenso dobbiamo aspettarci profondi trasformazioni nellestetica e nellarredo delle chiese.
La migliore architettura moderna si distingue per la sobrietà, autenticità, luso di materiali veri e forme semplici. Tutto perfettamente assimilabile dallarchitettura religiosa.
Speriamo, in un mondo dove peraltro tante menzogne sono lodate come espressioni maggiori dello spirito umano, che la Chiesa si presenti nel campo dellarchitettura e dellarte sacra come ispiratrice di un umanesimo nuovo.
E urgente aspettare
Ma non nascondiamoci le difficoltà. La prima è quella del programma. Si dice che un problema posto bene è già a meta risolto. Invece quando non si sa che esiste un problema, certamente non si troverà una soluzione. Come progettare se non si sa cosa si vuole? Osservo che si costruiscono migliaia di chiese senza porsi minimamente la domanda di cosè una chiesa. Sembra una domanda inutile, tutti sanno!
Mi chiedo se è lecito costruire degli edifici esclusivamente adibiti al culto alla misura delle assemblee di Pasqua e di Natale che saranno mezzo vuoti nelle domeniche normali e deserti in settimana? Si rifiuta giustamente di sconsacrare le chiese usandole per concerti, teatro, cinema, conferenze. La comunità civile eventualmente costruisce locali per questi usi, e tante volte la parrocchia che ne sente il bisogno fa lo stesso.
Un tale spreco può considerarsi evangelico? Non sarebbe auspicabile un accordo tra società civile e religiosa per locali da gestire in comune per il bene comune. Chi oserà fare il primo passo? Chi oserà una comunione di bene che farebbe tutti più ricchi, a minor spesa?
Niente proibisce di festeggiare Natale e Pasqua e la festa patronale in un locale civile di dimensione adatta consacrandolo. Si potrebbe celebrare la messa domenicale in una sala polivalente della parrocchia, adeguatamente prevista per questuso. Diamo invece ai fedeli convinti un luogo dignitoso, non uno sgabuzzino, per la messa feriale e per la preghiera personale, ladorazione al santissimo, la venerazione dei santi.
Monumento alla gloria dellarchitetto
e/o del parroco e dei generosi benefattori
E una tentazione grande per chi costruisce una chiesa di farne il monumento alla propria gloria. Larchitetto per una volta può lasciare andare la sua fantasia e creare un opera darte, un capolavoro da pubblicazione nelle riviste darchitettura. Tutto è possibile, tutto è permesso, sembra che si possa spendere quanto si vuole per fare grande, alto, per coprire di marmi, di mosaici, per vetrate, porte di bronzo, campanili mastodontici quanto inutili. Quanti di questi monumenti sembrano cadere dal cielo come astronavi senza nessuno rispetto per il quartiere circostante, o per lo meno quanti lottano con gli altri edifici. Come sarebbe più evangelico se case e chiese si "amassero"!
Istruzioni per luso
Ma poi quando è finita lopera darte non è acustica, è riscaldata male, manca di servizi che ha ogni luogo pubblico. E la comunità non sa come usarla. Si riempie di piante verdi, di altari clandestini, di fiori, di candele automatiche.
Per lAvvento e per la Quaresima, i bambini lanciano ghirlande di atti damore attraverso la navata, il coro si riempie di grandi panelli con buoni propositi, un armonium investe un lato. La vita come la foresta vergine prende il sopravvento sullopera darte, il che sarebbe di per sé positivo, ma un monumento non è fatto per la vita e la vita lo umilia e ne è soffocata.
Lavoro ad équipe
Vasto campo di studio e di realizzazioni. Ma inutile se lassemblea non presenta le caratteristiche di modernità, darmonia che chiediamo allarchitettura religiosa.
Tanto dipende dagli architetti, dipende da loro di conoscere il loro mestiere e di ricordarsi che il loro lavoro è a gloria di Dio e per lamore del prossimo. Se sottomettano la loro ispirazione allIspiratore di ogni cosa, troveranno le poro potenzialità moltiplicate.
Osiamo dire di più? Quando si conosce la potenza del lavoro in équipe e quella ancora più grande del lavoro fatto in unità da persone che mettono Cristo al primo posto nella loro vita, si sogna équipe darchitetta, ingeneri, pittori, scultori, vetratisti che vivono il vangelo insieme nella donazione totale.
Vedremo uomini che hanno tanta difficoltà a capirsi mentre fanno finta di collaborare alla stessa opera, che sascoltano, cercano di capirsi luno laltro.
Larchitetto non costruisce i muri solo perché un altro riempie i buchi. Il vetratista non ha lunico desiderio di valorizzare la sua arte, e vetrate e architettura non si soffocano reciprocamente.
Il muratore il falegname lelettricista, lo scultore, il fabbro, il pittore, il ceramista, larchitetto, e anche la vecchietta che accende le candele davanti alla statua della Madonna e dispone i fiori allaltare del Santissimo, tutti uniti attorno al parroco, con la parrocchia intera, per realizzare la gran missione di costruttori di chiese.