A tu per tu 3
"Sento di avere una vocazione di scrittrice, anche se provo spesso la difficoltà di mettere per scritto quanto sento crescere in me. Credo siano ispirazioni. Come realizzare queste mie aspirazioni?" (Paola '77, Vigevano)
Paola, mi farebbe piacere sapere cosa ti ha condotta a credere che hai la vocazione di scrittrice, quando è nata e come si è sviluppata questa convinzione. Certamente si tratta di una bellissima storia che un giorno... scriverai. Intanto porti in te questa aspirazione che è nello stesso tempo gioiosa, perché sai il tuo dover essere, e grama, perché non sai come realizzarlo.
Non so se ti darò sollievo faccendoti osservare che stai sperimentando un male comune - cioè un mezzo gaudio - a tutti giovani creatori (e anche quelli anziani). La soluzione è molto semplice, così semplice da sembrare paradossale : lavori, scrivi. Si impara a scrivere scrivendo.
E non avere frustrazioni perché provi difficoltà a mettere per scritto quello che cresce in te e che pensi siano ispirazioni. Tutti i creatori, i grandi, i veri, quelli che sembrano non avere nessuna difficoltà, ai quali pare tutto venga come da sé, come dato, senza fatica, le cui opere splendono per la spontaneità, la freschezza, l'evidenza di un primo getto, quando si chiede a loro il segreto della loro arte, non parlano mai di ispirazione ne di facilità, ma di lavoro, lavoro e ancora lavoro.
Se ti venisse facile scrivere, penserei che puoi essere una scrittrice dilettante, magari geniale, cioè una persona che si diletta nello scrivere, ma non una scrittrice professionista, una che scrive perché è quello che deve fare, per amore o per forza, perché è scrittrice fino alle fibre più intime della sua persona.
Se hai una vocazione di scrittrice, lavorerai tanto, patendo per ogni opera nuova come per un parto, provando nello stesso tempo la necessità e la difficoltà di mettere per scritto le tue ispirazioni. E quando non proveresti più questa difficoltà, ti dovresti interrogare sulla tua fedeltà alla tua vocazione artistica. Grande sarebbe il rischio di esserti fermato alla facilità di una esperienza collaudata, di un mestiere ormai senza mistero e senza novità. Non saresti una scrittrice ma una scrivana.
Se ti può servire ti racconto come ho scritto il mio primo libro. Devo premettere che sentivo una vocazione di scrittore da l'età di sette anni, ma mi ero scoraggiato perché facevo molti sbagli di ortografia. Solo tanti anni dopo le circostanze mi hanno fatto prendere la penna, e con tanti sforzi ho imparato a scrivere articoli o racconti, ma sempre testi molto brevi. Riuscivo a gestire discrettamente fino a sei pagine, ma non di più. Allora pensavo con dolore che non avrei mai potuto scrivere un vero libro.
Poi un giorno ho fatto un ragionamento molto semplice e ingenuo, ma che si è rivelato fruttuoso. Mi sono detto : "Se un romanzo breve può avere cento venti pagine e che sono capace di scrivere sei pagine alla volta, scriverò venti capitoli di sei pagine e avrò scritto il mio libro." La sera stessa ho elencato una ventina di soggetti possibili per i venti capitoli di un romanzo che portavo in me da diversi anni, e per tre settimane ogni sera ho messo giù un capitolo. Dopo tre settimane avevo in mano la brutta copia, molto rozza ma completta di un breve romanzo.
Così nacque il mio primo libro che poi fu pure pubblicato, e così mi liberai di un complesso.
Buona fortuna Paola! Spero di leggerti presto. Michel Pochet
"Quale autore potrà mai dire come e perché un personaggio gli sia nato nella fantasia? Il mistero della creazione artistica è il mistero stesso della nascita naturale. Può una donna, amando, desiderare di diventare madre; ma il desiderio da solo, per intenso che sia, non può bastare. Un bel giorno ella si troverà a esser madre, senza un preciso avvertimento di quando sia stato. Cosi un artista, vivendo, accoglie in sé tanti germi della vita, e non può mai dire come e perché, a un certo momento, uno di questi germi vitali gli si inserisca nella fantasia per divenire anch'esso una creatura viva in un piano di vita superiore alla volubile esistenza quotidiana." Luigi Pirandello