Folgaria '96
Arte in comunione
Cinquanta artisti - e venti figli di artisti - in convegno per una settimana.
La musica come dono.
"Il mio punto di vista nei confronti della musica (e dell'arte in generale) è in continua mutazione, nel senso che le esperienze che vado facendo lo arricchiscono continuamente di nuovi particolari, alcune cose si ridimensionano, altre vengono in luce maggiormente ecc. Dei punti rimangono comunque fissi e continuamente confermati. Uno di questi è che l'opera d'arte, quando veramente d'opera d'arte si tratta, è un "dono" che l'artista fa di sé : non di cose astratte ed esterne a lui, ma di sé stesso più o meno interamente ; in essa (nell'opera d'arte) è contenuta la verità, o una verità di quella persona.L'atteggiamento con cui sento perciò di dovermi avvicinare ad un'opera d'arte è di estremo rispetto, perché il dono è grande.
Un'altro punto fermo è che questo dono, che è espresso, codificato con dei suoni, è universale, appartiene a tutti, comprende tutti ; in esso c'è qualcosa che ci accomuna : l'esperienza della vita, con tutti gli aspetti e le sfumature, la gioia, il dolore, la paura, la nostalgia, la speranza, il desiderio del bene, il fallimento, la rabbia, l'impotenza, l'eroismo... Su questi due punti sento che si colloca la mia realtà di "interprete".
Sento che devo essere uno strumento che, colta questa verità, la fa rivivere e esperimentare in coloro che raggiungo con la musica. Ma cosa devo fare perché ciò accada ?
Anche l'esecuzione è un dono. Non posso donare ciò che non mi appartiene. Se voglio donare una interpretazione, se voglio far rivivere una musica, questa deve diventare "mia", parte di me. Con la musica di un'altro dono me stesso.
Perché la musica diventi mia, devo ripudiare ogni estetismo, frivolezza, estrosità fine a sé stessa, ogni aggiunta che possa non essere dettata dall'onestà (per esempio per mettermi in mostra) ogni cosa che non mi sembri corrispondente alla verità di questa musica. Devo spostare me stesso per "farmi uno" con la musica (perciò con l'autore). Devo ascoltare cosa questa musica vuole dire a me, per arrivare a comprenderla fino in fondo. Devo amarla appassionatamente. E devo darla senza pudore, con libertà, senza paura di darla come posso ; senza paura di come io sono ora e di come non sono ancora."
Chi si esprime così è un giovane pianista, reduce da una lunga tournée in America latina, che al pianoforte ci offre esempi musicali di gioia, di dolore, di paura, di nostalgia, di speranza, di desiderio del bene, di fallimento, di rabbia, d'impotenza, d'eroismo. Siamo nella sala del Centro Culturale di Folgaria, nelle montagne trentine, dove l'altro ieri Enrico Pompili insieme a Matteo Fanni, compositore di Trieste e al Quintetto "Città di Trento" ci hanno offerto un concerto cameristico per inaugurare il secondo "Workshop Armonia", una settimana di "vacanze" tra artisti promossa dal Movimento Umanità Nuova e dal Centro culturale "Trentuno".
Oggi è la giornata consacrata in modo particolare alla musica : interpreti e compositori ci danno musiche e esperienze estetiche. Cinquanta artisti di tutte le discipline, di tutte le età, di formazione, sensibilità e tendenze diversissime -magari opposte - ascoltano con grande interesse, applaudono, fanno domande. Il tempo scorre velocissimo, bisogna interrompere per precipitarci dagli alberghi, dove dibattiti e commenti vari proseguono animati. Almeno dalla parte dei partecipanti "single", perché nell'albergo dove sono ospitate le famiglie, i genitori ritrovano i figli che hanno tante avventure da raccontare, e lo fanno un po' tutti insieme.
Stanno girando con Piero Acler e Paolo Holneider un film video nella linea di quello dell'anno scorso "Più forte della magia" girato con lo stesso cast e la stessa produzione familiare. Una storia sconvolgente! la bellezza è stata rapita da un cattivo mago potentissimo e i bambini si danno da fare per liberarla. Inseguono pittori nelle montagne, incontrano un organista cieco (Ruggero Livieri) che risponde a tutte le loro domande, fuggono dagli imbrogli di una cantatrice incantatrice, disegnano, suonano, ballano... ma la bellezza sarà liberata ? Non si sa : il film dovrà essere ultimato nelle settimane successive, ma ci sono buone speranze. I bambini ce la metteranno tutta, su questo non ci piove.
Teatro come vocazione
Invece su Folgaria piove, e come! Piove fuori, si capisce, ma anche dentro la sala della cultura. Quando Fabrizio Giacomazzi interpreta un testo di Zavattini il teatro è allagato, ma da bravo Veneziano non teme l'acqua e, serenissimo, si tuffa. "Parliamo di me" dietro una parvenza leggera e comica è l'occasione di parlare della vita e della morte e di tante altre cose molto profonde. Andrea D'Arino di Treviso, in un mimo acrobatico ci fa ridere mentre ci racconta con verve la sua esperienza degli ultimi mesi. Poi aiutato dal sole tornato a brillare attraverso le fessure del tetto, Fabrizio interpreta un racconto di Dostoevskj, adattato da Redi Maghenzani, "Il sogno dell'uomo ridicolo", che ci porta in una visione del paradiso secondo il grande scrittore russo, il paradiso che è già incominciato ora e qui, se lo vogliamo.
Prima Redi ci aveva fatto il ritratto di una grande donna del teatro, trentina e amica di Igino Giordani, Edda Albertini, a suo tempo tra le prime esponenti del mondo dell'arte di Umanità Nuova. Una vita completamente consacrata al teatro. Vera consacrazione, vocazione autentica alla bellezza, quella vera, quella che è un'altro nome di Dio.
Verità tra artisti
Alla Scuola Media sette artisti hanno allestita una Mostra Collettiva. Angelo de Bortoli, pittore e scultore veronese di grande maturità artistica la cui vicenda umana meriterà un articolo a parte, spero prossimamente. Caridad Isabel Barragan ha portato diecine di scatole dal contenuto poetico, umoristico, magico, macabro. Un arte per certi sconvolgente, per altri deliziosa, per i bambini accattivante, per nessuno indifferente. Caterina Santambrogio che durante la settimana stessa darà luce ad un capolavoro di bambina di nome Agata, ha mandato delle terre cotte, sculture e vasi di carattere arcaico. Giovanni Davì, originario di Messina, ha portato quadri pieni di salsedine e di sole, dai colori intensi della gioia e del dolore parossistici. Elio De Martin, bellunese, fotografo a Civezzano in provincia di Trento, presenta alcune notevoli fotografie in bianco e nero che dimostrano una genuinità e una virtuosità che l'artista stesso quasi non riconosce a sé stesso, sentendosi - come dice - un semplice artigiano fotografo di matrimoni. Lois Irsara, della Val Badia, si ispira apertamente alla natura della sua valle ed alla sua gente che vede con sguardo limpido e profondo. Viktor Senoner, pittore ed indoratore di statue a Ortisei, è spinto interiormente a dipingere liberamente la natura e a portare avanti con sempre maggior impegno una propria produzione. Ha portato alcuni ritratti di grande intensità e qualche poetico paesaggio.
La mostra è inaugurata con un delizioso concerto di clavicembalo a quattro virtuosissime mani (Antonella Tuzzato e Luca Moser) e di arpa (Elda Stoppa). Nel giorno consacrato alle arti figurative, gli artisti si raccontano, parlano della loro ispirazione e del loro lavoro ai musicisti, attori, poeti, architetti, che oggi formano il pubblico. Sono così diversi che sorprende il desiderio di approfondire tra di loro la conoscenza e la comunione che sboccia in una "ora della verità" dove ognuno senza paura esprime il proprio giudizio sulle opere dell'altro. Momento forte che lascia una traccia profonda e il desiderio di ripetere regolarmente una tale esperienza.
Feminilità nell'arte
Un'altro momento singolare è l'allestimento da parte di Simonetta Pardi di alcune scene molto liberamente ispirate a un'opera lirica contemporanea di Luciano Berio : Un Re in ascolto. Una buona parte dei partecipanti al convegno è coinvolta in un vorticoso lavoro, intenso quanto breve. L'improvvisazione come una delle belle arti. I bambini, le mamme - ah, le mamme di figli di artisti! - una scenografa ancora alle prime armi ma già pericolosa, Elena Pugno, Alberto il cabarettista, Marco - che vuole fare il regista quando sarà grande - alla cinepresa, Alessandro - dalle mani magiche - alle luci, la mezzosoprano Sabrina Bizzo, in una notte folle compiono il tour de force di preparare una rappresentazione lirica convinta e avvincente.
Il pianista barbuto ha costruito con le sedie una piramide pericolante, i bambini hanno plasmato con carta da pacchi un'improbabile nuvola, Sabrina, cantatrice romantica si è tuffata a occhi chiusi nel repertorio contemporaneo che si rivela adatto alla sua voce e alla sua personalità artistica, e un pubblico in genere ignaro della musica contemporanea ha scoperto un'opera certo non facile ma di grande interesse.
Qualcuno commenta che si è assistito ad una dimostrazione di quanto può produrre la femminilità nell'arte. Arte al femminile tutt'altro che graziosa e sdolcinata come i maschi la vorrebbero spesso e volentieri caricaturare.
L'ozio e il negozio
Una serata di cabaret, dove si può ridere senza cattiveria con Alberto Noventa e di jazz con Anna Benedetti, bravissima giovane cantante che ci fa sorridere e meditare con le melodie e i ritmi neri.
Vittorio Curzel presenta il film di Wim Wenders Lisbon Story, che illustra il rapporto tra ascolto e visione, e solleva il problema impellente dell'immagine onnipotente nella nostra civiltà.
Filippo Pierazzo, architetto, ci parla autorevolmente della bellezza nell'estetica antica. Tra l'altro ci rivela che per gli antichi l'ozio era un valore : la disponibilità alla ricerca filosofica e alla cultura, mentre il suo contrario era il negozio, l'attività lucrativa che negava l'ozio, l'amore della bellezza e della verità. Sembra descrivere la società del consumo così poco attenta alla cultura genuina.
Arte in comunione
Una mattinata attesa da tutti con una certa trepidazione perché non si vuole farne una "commemorazione", cosa che avrebbe odiato di cuore, è quella consacrata a Mario Pardi. L'attore presente al precedente Vorkshop di Folgaria, aveva lavorato fino all'ultimo alla preparazione di questa settimana e poco prima di morire aveva registrato un video messaggio che qui prende tutto il suo senso e la sua dimensione. Si come dice Mario, ci sentiamo degli "amati", dei prediletti.
Luca Quartana di Milano, da sempre amico di Mario, riesce a farci capire con parole semplici venute dal profondo di una esperienza esistenziale cosa può essere un'arte in comunione, nata dall'amicizia vera, tra due artisti di discipline diverse. Quando un'opera è sentita come propria dai due perché l'apporto di ognuno è stato desiderato accettato e integrato liberamente dall'altro. Ci dischiude il segreto di Mario, geneticamente incapace di non credere al rapporto, uno che aveva dubitato di tutto, di Dio, di sé stesso, pero mai del rapporto con l'altro. Mario che non aveva mai sacrificato la famiglia alla sua arte, ne la sua arte alla famiglia, ma che era rimasto fino alla fine, fino alla camera d'ospedale trasformata in palco scenico e studio video, fedele alle sue due vocazioni che sembrano giustamente così difficili da conciliare.
Estetica di Folgaria
Conciliare gli opposti senza tradirli, ecco l'estetica che emerge da questa settimana tra artisti, arte come armonia e arte come ricerca della bellezza dove meno si penserebbe di poter trovarla, al di là di quel quadro nero che Malevitch dipinse nel 1913 che voleva essere lo zero della serie decrescente, ma anche l'avvio di una nuova serie ascendente.
Un'estetica quella di Folgaria che non vuole essere una sintesi delle estetiche o una nuova estetica, ma l'unità tra le estetiche, la comunione delle estetiche, che si capiscono l'un con l'altra e si spiegano l'una all'altra. Durante una settimana cinquanta artisti hanno vissuto una totale libertà d'espressione, senza censura, senza imposizione di una linea comune, di una dottrina estetica particolare, ma con regola estetica unica la volontà di tutti di ascoltarsi fino in fondo, fino a scoprire il meglio dell'altro, e di metterlo in luce. Luca, il chitarrista jazz accompagnatore di Anna, diceva, quasi scusandosi di essere stato bravissimo : "E' raro essere ascoltati così. Quando si é ascoltati così, si è portati a suonare meglio del solito." E Sabrina : "Stando assieme ed ascoltandoci, fioriscono e si affermano i talenti." Infatti alcuni partecipanti dicono di avere risolto problemi di interpretazione irrisolti da anni, altri hanno fatto scelte di vita, altri ancora dopo prove estetiche e momenti di profondo buio si sono "convertiti" all'arte di questo secolo. Meglio tardi che mai! Entreremo insieme nel terzo millennio. Non vi pare bello? E Ugo Santori, quale poeta, ci vede per questo viaggio tutti a bordo di una nuova Arca di Noé che, secondo lui, è l'arte stessa. Scrive di getto questi versi :
L'arte come l'Arca
La bellezza è Paradiso,
ma la bruttezza
è in paradiso.
Ipotetica Arca
di vita, di vita vera, di vita santa.
Un'Arca molto piccola
ma che va avanti
nonostante
grandi burrasche,
cieli cupi e minacciosi.
Ma ci siamo
e c'è gioia
e ci sono i nostri motori
i nostri inarrrestabili cuori.
Artisti abbiamo guardato oltre
abbiamo intravisto la riva.
Buon viaggio naviganti!
Il cielo è sereno.
Coraggio!
Avanti tutta, insieme.
Michel Pochet