
La luce dei Lumière
nella Città del Cinema
Cento anni di cinema italiano
Cinecittà, un nome magico per un cinefilo come me, anche se questa città del cinema rimane inaccessibile dietro le sue mura. Ogni tanto si vede un cielo azzurrissimo dipinto su una grande parete, parte superiore di un scenario invisibile, oppure le impalcature di sostegno di ricostituzioni di monumenti antichi, esotici o di fantascienza : alcuni nuovi e fiammeggianti - silenzio, si gira !- altri in avanzato stato di decomposizione... da tempo l'ultimo giro di manovella è stato dato.
Ma oggi ci sono sagome nuove nel cielo di Cinecittà. Nuove che pertanto rammentano antichi ricordi. Al angolo della via Tuscolana, un colosso alto quindici metri viene direttamente dal circo dove Ben Hur vinse la famigerata corsa delle bighe. A mo' della statua della Libertà questo colosso tiene una torchia la cui fiamma è composta da alcuni fotogrammi di una pellicola disposti in spirale : la luce dei Lumière.
E' l'insegna della Mostra del cinema italiano intitolata La Città del Cinema. Altri elementi del set di Ben Hur accolgono i visitatori che entrano nella hall passando attraverso la bocca del Moloch scenario del primo kolossal della storia del cinema, e che fu girato a Roma nel lontano 1914, Cabiria.
Il cinematografo Lumière fu introdotto in Italia cento anni fa, nel marzo 1896, poche settimane dopo la prima parigina del Grand Café il 28 dicembre 1895, e per festeggiare questo anniversario il cinema italiano si è messo in mostra per la prima volta e ha scelto per farlo Cinecittà, cuore e simbolo stesso del cinema italiano, centro produttivo che per lungo tempo ha rappresentato in forma solitaria l'Europa nel dialogo con Hollywood.
In cento anni il cinematografo, l'immagine in movimento, trasformatosi ultimamente in televisione, si è impadronito della nostra vita quotidiana come un ospite piacevole e incomodo col quale dobbiamo per forza convivere. Fa bene ripercorre la sua storia per conoscerlo e per capirlo, e trovare un rapporto giusto con lui, senza timori pregiudiziali ne eccessivo rispetto.
La Mostra reinterpreta in un unico spazio i grandi momenti del cinema italiano, i miti cui ha dato vita, i luoghi e le atmosfere che hanno condizionato usi, linguaggi, valori di intere generazioni. Un percorso cronologico, articolato in 24 capitoli, corrispondenti ad altrettante sezioni tematiche, dalle prime proiezioni agli scenari degli anni '90, presenta il cinema come arte, il cui sviluppo si misura con l'evoluzione stessa del paese, di cui diventa coscienza critica, e il cinema come lavoro collettivo, terreno di incontro tra esperienze artigianali e professionali diverse.
Il visitatore è proiettato nel mondo della finzione attraverso il contatto diretto con macchine da presa, strumenti, luci, costumi (bellissimi i vestiti dell'Ultimo imperatore e quelli di Fratello sole e sorella Luna), accessori, sceneggiature, appunti di regia, disegni originali e bozzetti di scenari, arredi ed elementi scenografici provenienti dal set di film memorabili (come la bicicletta di Ladri di biciclette, l'auto del Sorpasso, il carro di Capitan Fracassa, il crocifisso parlante di Don Camillo) e ha l'impressione di scoperchiare il laboratorio cinematografico e di partecipare ai lavori in corso.
Il cinema è nato come documentazione della realtà, come divertimento, e subito come vera e propria scrittura di un arte nuova, alla quale si è attribuito il numero perfetto di settima ; è stato usato come arma di propaganda politica totalitaria e come mezzo di diffusione di una cultura popolare ; è stato il campo di battaglia di colossali interessi economici oltre che ideologici ; ma sempre nuovi autori hanno saputo anche con mezzi minimi creare capolavori negli quali le nuove generazioni si sono riconosciute. In somma il cinema è stato all'immagine dell'uomo di sempre : pieno di difetti, ma simpatico e capace di grandi cose. Merita conoscerlo meglio !
La Mostra, con le sue 1200 citazioni, pellicole originali e spezzoni di film, sprona a inoltrarsi nella conoscenza di tanti capolavori che ci darebbe grandi gioie, e, formando il nostro gusto alla scrittura dell'immagine, ci renderebbe capaci di giudicare la massa di immagini in movimento che ci aggredisce ogni giorno attraverso il piccolo schermo. La cinematografia dovrebbe essere insegnata nelle scuole come la scrittura e come la lingua madre per non essere degli analfabeti incapaci di leggere il mondo nostro che è quello delle immagini.
Uscendo dalla Mostra, mi è venuto un idea che offro alle autorità competenti : Perché non rendere permanente questa Mostra e farne il nocciolo di un museo del cinema italiano nella sua Città ? Sarebbe un primo passo nella direzione giusta.
Il cinema italiano in vari momenti ha recitato un ruolo di protagonista, in grado di modificare sistemi creativi e produttivi della cinematografia di tutto il mondo. Ha passato momenti più umili per non dire scadenti. La produzione sembra attualmente in fase di ricupero anche se la distribuzione rimane difettosa. La maggior parte delle pellicole italiane non trovano distributore nel proprio paese, mentre le sale sono inondate dalle produzioni americani.
Mi da coraggio una frase di Zavattini - uno dei più fecondi autori del cinema italiano che ha firmato con De Sica i capolavori del neorealismo : "Io sono fidente nel nostro cinema e spero di poter fare un cinema degno di essere finalmente proiettato sulle nuvole." Michel Pochet
Didascalie
Foto di Mussolini : Grazie alla creazione nel 1926 del Luce - L'Istituto per la Cinematografia Educativa - il fascismo è il primo regime politico a esercitare il controllo totale dell'informazione cinematografica. E Mussolini il primo capo di Stato capace di costruire, giorno per giorno, un monumento cinematografico alle proprie imprese.
La macchina da presa Lumière : Una scatola di legno con un obiettivo e una manovella per girare la pellicola : ecco la macchina da presa di Lumière.
Ingresso : La testa del Moloch di Cabiria. Cabiria fu il primo della lunga serie di Kolossal girati a Roma. Cinecittà fondata nel 1937 ha fatto la sua specialità di questo genere cinematografico.
La fontana di Trevi : Dante Ferretti ha ricostituito il mitico bagno di Anita Ekberg nella fontana di Trevi, scena del film di Fellini La dolce vita, dove il cineasta riminese interpreta e rappresenta, nel modo più emblematica, il punto di svolta, il senso di caduta dei valori, delle grandi passioni e della volontà di costruire il futuro che ha marcato la fine degli anni Cinquanta.