Notte.
Tutto è accaduto di notte.
E venuto ed ha parlato... di notte.
Non abbiamo capito subito quel che aveva da dirci... Poi, pian piano, lo abbiamo sentito:
"Sciocchezze dice il canto sicuro e chiaro,
il canto delloscurità è luce e faro".
Ma...stiamo ben attenti ! La notte non è ..."per modo di dire"!
E che stasera potremmo stare qui per tutto il tempo ad occhi chiusi.....
Per fare che?
Ad ascoltare..... la storia, il racconto di un "Arcano Arcangelo", così lui, Heleno Oliveira, il poeta nostro amico, chiamava la sua voce...poetica: langelo necessario della sua poesia.
Il fatto curioso è che questo messaggero che attraverso Heleno abbiamo conosciuto.....non ha avuto "messaggi" da darci!
Per questo, forse, non è un angelo "teologico", ma si tratta di una creatura misteriosa che ci ha portato.....lascolto .
Per questo vi chiediamo di avere pazienza e chiudere le imposte degli occhi, del cuore, dellimmaginazione e lasciare scorrere - al loro posto - la parola.
Si tratta di creare tra noi uno spazio dove la parola si possa di nuovo ascoltare. Questo si può fare. E, decisamente, cominciamo.
La storia di Arcano ascoltatore
come singhiozzo forte e repentino
appare lentamente e si snoda
dallorigine - nero chiarore.
A poco a poco la lucentezza del buio
e la poesia che desiderai un giorno
è esattamente uguale allagonia
Viene da dentro.
In silenzio, levità,
vaghezza, punta di coltello.
Viene dal centro
dalla piazza senza tempo.
Per millenni nulla vidi perché urlavo.
Il canto vuole il deserto.
-II-
("Asa branca")Heleno nasce in ottobre, un mese che nel nordeste del brasile è linizio dellestate...
Lala bianca del temporale porta la pioggia e il sole dei tropici la dissecca subito dopo...
Per questo il sertao è la séca, la siccità.
Il sertao è latifondo.
E lotta per la vita.
E vendetta - è tragedia.
Il padre di Heleno, bianco è un jagunco, un uomo dei latifondisti, che con le sue pistole spaventa i nemici, i morti di fame...e forse un po anche i suoi bambini - quando torna a casa e smonta da cavallo.
La mamma - Laura - è una donna nera, dolcissima e colta....
Da sempre le donne nere hanno tolto i noccioli, le bucce, le ossa, le asperità della lingua portoghese e le hanno sussurrate così ai bambini di cui erano madri o nutrici....
Con la dolcezza mille volte più dolce del miele, quella dei frutti tropicali...
(Da: " CLARINDO CLARINDO").
Giovedì Santo il cavaliere smonta,
sembra la gente di Guimaraes Rosa.
Cappotto scuro nero come la barba,
revolver, il silenzio dellarrivo.
Intorno a lui lansia le impiegate,
la tinozza luniforme ed il caffè,
ai piedi gli stivali ingrassati,
il gallo argentato degli sproni,
i figli guadagnano baci e monete,
cresce il silenzio fino alla sua partenza,
nulla si dice quando egli incita
Santa Chiara ai gridi e alle fanfare,
Fu leroe che mi scegliesti,
ed é con lui che mi riconcilio.
Non ho mai sentito le note del Cantico
nelle preghiere di Laura e Clarindo.
Mai ho sentito i sospiri del corpo
in quel bianco e nero amore.
Lenzuolo ricamato il letto ogni volta
nudo e vuoto di tante attesa.
Silenzio e triste canto porta dentro.
Amore bieco di malocchio.
Lavato e profumato risorgeva,
spogliava il corpo dallappagamento
di conoscere le altre e compiva
il rituale della sua obbligazione.
Laura anima e corpo allargava
nel fiume calmo della sua comunione.
Calava la notte nelle albe
tra piacere e crocifissione?
Mai ho sentito le note del Cantico
il rispettoso bianco e nero amore.
Mai ho sentito i sospiri del corpo
la preghiera muta di Laura e Clarindo.
Come sciogliere il canto dal suo canto
ed andare oltre i forti e le frontiere?
Le acque spensero allagarono
fuoco e sudore del bianco e nero amore?
Sciocchezze dice il triste canto sicuro e chiaro.
Il canto delloscurità é voce e faro.
Felice colpa - il giorno e Clarindo
felice colpa - la notte e Laura
Clarindo - la ferita nel fianco
lacqua sgorga - Laura
felice colpa - il cielo e le pallottole.
Felice colpa il catrame e la parola.
La voce - affogata!
Il canto - sghimbescio!
Felice colpa - signore e casa di schiavi
felice colpa - cammino e spavento.
Clarindo - spezzando la bellezza.
Laura - illuminata di nostalgia dAfrica.
I vostri corpi
intreccio di rovina e splendore,
schiariscono le linee storte
accelerano la resurrezione.
Laura -e- Clarindo.
Volto nero e bianco.
Diavoli e santi.
Parola forma e canto.
-III-
("Olinda")
Il bambino crebbe, avido di letture e di sentimenti dolci e forti...
E cristiano, come ogni brasiliano e per questo sente bruciare da sempre lingiustizia della miseria, e vedendo le donne nere far commercio di se sulle strade sente risuonare le parole dellunico che ha avuto la follia di dire rivolto alla "brava gente":
"i pubblicani e le prostitute entreranno davanti a voi"
Poi, un giorno arrivano dallItalia ragazzi e ragazze che vogliono vivere quel Vangelo da sempre ascoltato....dicono che Dio non è solo giustizia ma Amore infinito...e il piccolo ragazzo moreno che porta nellintimo un " bianco e nero amore" come una ferita, nascosta e indicibile come il dramma di tutto un popolo, evangelizzato dalla croce e dalla spada.......Quel piccolo ragazzo vide lAmore di Dio e ripeteva sconcertato, tramortito:
"Dio mi ama immensamente, Dio mi ama immensamente"...
"Immensamente",si ripeteva scendendo a grandi passi per le vie della città barocca spalancata sulloceano come una palpebra stupefatta sull'azzurro
E la città si chiamava OLINDA.
Oh! Bella! Bella come la Madre di un Amore bello,
Colei che fin da subito capisti essere la porta il passaggio la possibilità di una nuova manifestazione di Dio per i più abbandonati i diseredati, per coloro che vivono fuori dalle mura coloro che mai conobbero la Parola
I tuoi suoi occhi videro il cuore della Trinità, grande come luniverso...
E su quelloceano non si chiusero mai più.
Non è di moda lodare
da molto tempo non si dice "signora mia"
si studia sempre più la differenza
forse non apprezzi vati o giullari.
Voglio soltanto narrare
Tu che fosti sempre terra, abisso, peccato
non solo madre
Tu che fosti lunica custode della bellezza
esibita
annullata
calpestata
Che incarnasti il femminino,
intimo
offeso
divino
Che accogliesti il proscritto
linfame
il magico
il non detto.
Solo tu potresti esser porta e lasciarmi passare.
-IV-
(Firenze)
Per Firenze
Firenze é un mattino di dicembre
dove arrivai urlando dal mio Ade.
Cerano abbracci, baci e rimpianti
e un Cristo negro accoltellato.
Nessuno intorno a me ed io cercavo
tra i palazzi della via vuota
qualche certezza ed anche il nome mio
che non avevo e non sapevo più.
Firenze non é giammai ciò che si vede
é una Madonna bianca di silenzi
che si ritrova nel Libro é memoria
di angoli di strade e di giardini
dove é avvenuta una nuova origine
dove cammino sorpreso
in unaltra Anima più grande e più nascosta
che mi ha guardato in quella mattina.
Firenze porta Dio e porta gli dei,
linsolito splendente matrimonio,
insolita avanguardia che non passa,
segreto luminoso che non tace.
Per questo il mio nero sangue guasto
doveva ritrovarsi in questa luce,
poteva contemplare faccia a faccia
la trama di un disegno annunciato.
Firenze bianco centro di un mondo
dove si può cantare senza il pianto
poiché gli dei e il Verbo ci procurano
la strada felice di un incontro
che si é interrotto e canta come Orfeo
perché gli uomini non sono trinitari
e ancor si scordano luno e il molteplice
che si stagliano nelle loro strade.
Firenze é rimembranza ed é presenza
e più si coglie quanto più si perde
in quellanima amante e narrativa
che si diceva in bocca di Ficino.
Per questo non badai al mio dolore
ne al ricordo delle lotte e del Fiorino
cercai il bianco nel verde marmoreo
cercai in santi, pittori e poeti.
Firenze, per questo non la lascio
e mi ristoro
in quel silenzio di ricchezza e abisso
e quando parto per un certo tempo
e torno dopo anni o settimane
mentre la vedo mi muore il lamento
perché mi trovo uno e molteplice
nel suo canto.
(...)
....Chi mai avrebbe potuto prevedere ne tantomeno spiegare il tuo incontro con la nostra città...Che cosa centra il sertao con le madonne bianche dei Della Robbia...Ricordo solo la tua voce forte e - scusa se te lo dico ora - sempre un po stonata che cantava bossa nova di fronte al colle di Fiesole ...E quante volte ci rinfacciavi la nostra sconsideratezza, che era oblio della bellezza, dei valori della nostra terra, e, allo stesso tempo, dimenticanza colpevole della povertà nei paesi come il tuo...
Nessuno mai ci aveva parlato così.
E di Firenze rimane solo anima.
Tutte le sue forme - anima.
Le personalità - anima.
Giambologna e Michelangelo - anima.
La leggerezza di Palazzo Vecchio - anima.
Lo stupore, la cupola e il battistero - anima
Scendere da San Miniato al Forte Belvedere - anima
Per la strada dove abitò Chaikowskji - anima.
La casa di Galileo Galilei - anima.
Vedere il giardino di Boboli - anima.
Cantare nella Cappella dei Pazzi - anima.
Salire la collina di Fiesole - anima.
Ammirare Palazzo Pitti - anima.
Sillabare il sogno degli Uffizi - anima.
Deplorare linvasione dei turisti - anima.
Ricordare Hawthorne, Elizabeth e ogni artista - anima.
Chi non venne mai e fu sempre qui - anima.
Guardare lArno verdeggiante di morte - anima.
Il Salone dei Cinquecento che benedice il Papa - anima.
E la poesia della Santissima Annunziata - anima.
Firenze
luna e giglio
luce e norma
fiore e forma
spazio degli dei
porto dei Tre
Beatrice
Cauterio.
E fu proprio qui, a Firenze, nel cuore del Rinascimento, che di fronte alle sculture africane di una esposizione vedesti - come fosse la prima volta- la dignità dellanima africana.... LEuropa fece da sfondo, stavolta, e tu non sentisti più linferiorità, la vergogna, il non-poter-dire... La tua voce divenne quella di un popolo e la poesia profezia...
Africa
Ah, se io fossichiuso e silente in Africa;
Ah se potessi
cadere nel fondo delle sue notti
e rinascere ancor più negro
del nero nerissimo di Lei,
perchè un figlio nasce dalla Madre
anche se il Padre vi porta il seme.
Ah, madre Africa, ti vedo nubile e bella
rapita da un Padre bianco come il sole
senza pietà e riguardo,
in quel mezzogiorno
della tua vicenda
che ha popolato tutti i popoli
e tinto di nero il mondo
per lo sfruttamento della tua schiavitù
docile e silenziosa
sotto fruste e ferite
prolungate nei secoli
e il Terrore
delle Navi-della-Morte
quando solo il mare
seppe le grida senza eco
le asfissie le agonie
di questo nuovo cimitero
denudato di déi e stelle
Oggi vorrei danzare
come tu danzavi prima del bianco.
Non ho paura di essere sensuale
e lascivo come pensano i bianchi:
Non ho paura di usare il corpo
nel ritmo, nel rito, nella melodia
che mi dicono ben altre cose
di quelle che pensi tu, bianco.
Mi dicono che sono albero
foglia fiume vento sabbia
e che volano nel mio gesto
leopardi, gabbiani, elefanti
uccelli e farfalle.
La danza è questo.
Non è contorsione per maledire il tempo
ma benedizione per salutarlo;
non è la solita prigione notturna
in discoteche dacciaio
ma amoroso ascoltare
i miti di un Tempo che nasce
proprio in me,
che altrimenti muoio
nella "valle del fare anima."
La danza è festa.
E il mio dialogo col tuo tu, Madre
amabile e nerissima
che sai amare secondo i riti del clan,
che sai pettinare con grazia
i neri riccioli delle figlie
che lavori i campi,
che parli con Dio in tutto ciò che fai
senza noia, lamenti, vergogna.
Ma quel tuo silenzio
ora mi grida.
Non posso tacere.
E mio e mi fa male.
E tu aspetterai,
immobile ed eterna come il Congo,
alta e serena come il Kilimangiaro,
povera come la fame dei tuoi figli,
desolata come la cultura che ti ha ferita
e annientata,
verranno i Due Grandi e i loro satelliti
con le loro mani piene di perchè
a domandarti il Verbo
che hanno abbandonato
e Tu
in una magica e cosmica preghiera
riporterai il negro sulla scena del mondo
brillante diamante
uscito dalla Trinità che non ha colore,
ma tutta nera
lo svelerà a tutti.
In un baleno la danza, il gesto, la parola,
i miti
come saette spiegheranno la tua storia,
larcano disegno tuo
quasi identico al Verbo
che tutto annerito
dal calore e dal sole della Trinità
ti bacerà col bacio della Sua bocca,
come bacia tutti i figli oppressi e dimenticati.
Inutile chiamare il tuo suono di tamburi luogo del Nemico,
è piuttosto un grido ai Tre
perché venga il Regno
senza potenza, senza eserciti
senza signori, senza schiavi:
povero come Dio
solo come Dio
puro come Dio
nero come Dio.
Saravà!