Ciao Michel,
Voglio donarti un pensiero di un architetto tedesco (1897-1961) R. Schwarz che, tra i pochi uomini illustri dellarchitettura moderna, era un focoso cattolico.
Non a caso è definito larchitetto delle chiese. Da quanto ho letto di lui e della descrizione di una sua opera sono rimasto molto colpito, perché tu sai che gli uomini "darte" in genere non sono credenti.
Rudolf Schwarz
"il costruire comincia solo là dove si costruisce per Dio".
Scrive Schwarz al suo amico Mies Van der Rohe per celebrare il 65° compleanno definiva: "l'evento originario" della baukunst. Così lo spazio diventa l'universo e la parete il firmamento ed egli rinnova la creazione. Si coglie in queste parole un aspetto essenziale del pensiero di S. : la vera baukunst è compito "religioso", o per citare la conclusione di un suo colloquio con il maestro Poelzig: "il costruire comincia solo là dove si costruisce per Dio". Ma ciò non significa che solo la progettazione di chiese sia vera architettura: "il campo dell'artista, scrive S., è il mondo nella sua totalità indivisa. Egli deve comprenderlo in grandi forme e spiegarlo e lavorare all'immagine futura del mondo". Da Poelzig abbiamo imparato:"da lui abbiamo imparato a rischiare il nostro cuore in cose grandi, a non dissiparlo in cose di poco conto", scriveva nel 51', ricordando il maestro, un insegnamento che egli cercò di trasmettere a sua volta agli allievi della scuola di arti decorative di Aquisgrana, che diresse dal 27' al 34'.
Schwarz commentando la chiesa di Aquisgrana parla di una costruzione "trinitaria", in cui sono presenti tre "regioni". La prima, "del mondo aperto", corrisponde alla navata ed è il luogo di azione dello Spirito; la seconda, della "soglia", corrisponde all'altare ed è il luogo di Cristo, il "mediatore", che è presso i suoi ma va al Padre; la terza è il luogo del Padre, dell'eternità. Compito del baumeister è di porre questa "soglia" tra Dio e il popolo, di "raccogliere il popolo davanti alla soglia".
L'artista può rappresentare il mondo al di qua della soglia, ma ciò che si trova al di là gli è precluso; egli non può mostrare altro che "l'apertura del mondo in un firmamento dorato o in un bianco senza figure ". Ecco allora la grande parete bianca che si eleva dietro all'altare senza articolazioni ne aperture, ne immagini, eppure in qualche modo essa stessa immagine.
"Questo non è vuoto, è silenzio", scriveva Guardini nel 1931 commentando la chiesa di Aquisgrana "e Dio è nel silenzio. Dal silenzio di queste ampie pareti può sbocciare un'idea della presenza di Dio ".
" Per quel che concerne l'assenza di immagini dello spazio sacro, il suo vuoto stesso è un'immagine. Non si tratta di un paradosso: il vuoto dello spazio e della superficie, plasmato in modo appropriato, non è una pura negazione dell'immagine, ma il suo contrario. Sta in rapporto, con questa come il silenzio con la parola. Non appena l'uomo si apre ad esso, vi sente una presenza piena di mistero. Esso esprime del sacro ciò che va oltre la forma e il concetto.
Gli oggetti sacri usati da S. sono ricchi di forme ma non di decorazione, realizzati con materiali poveri che ci appaiono preziosi, in quanto la nobiltà non sta nella ricchezza ma nell'autenticità. Non è nemmeno necessario che siano totalmente privi di decorazione, ma l'ornamento deve essere a servizio del senso. Questi oggetti non devono servire a una liturgia, ma essere liturgia; seppure in forma modesta, sono oggetti reali che si presentano al signore, opera "d'uomini ".
Molta parte di noi percepisce qualcosa di simile come "vuoto". Non sente la calma silenziosa di queste grandi pareti indisturbate, la chiara ampiezza di uno spazio libero, il puro essere presenti di cose plasmate semplicemente. Vuole che tutto sia riempito di forme, oggetti, immagini, cosi come non sopporta il silenzio. Non abbiamo forse dimenticato che cosè il silenzio, e il fatto che appartiene alla parola come l'inspirare e l'espirare? Troppo spesso noi percepiamo il silenzio solo come una lacuna. Quando nello svolgersi della conversazione si crea una pausa, non si tossisce subito per coprire il vuoto? La stessa cosa succede con la vostra superficie priva di articolazioni, non riempita da immagini e ornamenti.
Questo non è un vuoto; questo è silenzio! E nel silenzio è Dio. Dal silenzio di queste ampie pareti può sbocciare un'idea della presenza di Dio. Io credo che coloro che definiscono vuota questa chiesa, non comprendono nemmeno se stessi nel modo giusto. Se cercassero di liberare il loro sentire più profondo, noterebbero che l'apparente vuoto e la freddezza di questo spazio esprime in verità la profondità del loro animo meglio del calore e del senso di accoglienza delle cosiddette chiese solenni.
Non credi che Schwarz conoscesse orientativamente l'ideale DIO BELLEZZA?
Dimmi cosa ne pensi.
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CIAO MARCO