Lígia Augusta Rodrigues

Camminando verso la Bellezza
Antonio Nogueira

Due occhi indagatori nel volto ben modellato. Espressivi e fieri. Lígia Augusta Rodrigues porta con sé una personalità determinata ed un'esperienza umana spirituale ed artistica di spessore. Nata a Porto, in Portogallo, nel '62, a contatto con popoli e culture diverse durante l'infanzia e la giovinezza, ha realizzato due esposizioni di pittura, ed è autrice di progetti per vetrate, dipinti e mobili per molte chiese.

Portogallo, Africa, Italia. Un percorso articolato e sinuoso quello della tua vita. Una possibilità di convivenza con diverse culture.

"Certo, mi è capitato di spostarmi molte volte fra paesi e popoli assai diversi. Questo ha significato da un lato delle perdite: di amici, di interessi, addirittura - in certe occasioni - del mio stesso amore per la pittura. Sono così tornata sull'essenziale: ho dovuto interrogarmi spesso sul vero valore delle cose e su ciò che sarebbe rimasto di esse, una volta che fossero passate.
Un cammino, devo confessare, molto coinvolgente. La conclusione che ora ne traggo è che l'arte dovrebbe essere espressione di valori autentici, veri, di realtà che non passano. D'altro canto, credo che l'incontro con varie culture mi abbiano donato un'apertura più grande su tutto ciò che mi circonda. È una universalità che tuttora mi serve da base per l'ispirazione".

Hai trascorso l'infanzia in Mozambico.
Cosa ti è rimasto di quegli anni?
"La luminosità e il sole di questo paese hanno marcato la mia personalità: credo che il timbro dei colori e della luce nei miei dipinti abbiano la loro radice in questa terra. Il popolo mozambicano è allegro: ricordo come danzavano e cantavano mentre lavoravano o attedevano per ore, in fila, davanti ad un negozio. Penso che anche il senso di "danza" presente nei miei quadri abbia qualcosa in relazione con questo paese. Cerco tuttavia di dipingere con tinte non troppo accese - tropicali - ma più trasparenti".

Dopo gli anni africani, tornata a Lisbona, hai frequentato in Accademia il corso di pittura. Ma ti sei anche interessata alla scultura...

"Effettivamente c'è stato un periodo di grande interesse per la scultura, perché mi sembrava di poter esprimermi meglio con quest'arte. Tuttavia, ho avuto dei problemi di tendinite, per cui mi sono trovata limitata in questo campo. Così ho deciso di studiare pittura: ma la scultura non l'ho mai lasciata".

Dopo alcuni anni di insegnante d'arte al liceo, sei venuta a lavorare in Italia, al Centro Ave della cittadella di Loppiano.

"Sono stati anni decisivi per la mia vita: credo di esser nata come "artista", sotto un certo aspetto, proprio durante quell'esperienza. Ho capito che esiste un modo di concepire l'arte che oltrepassa la nostra solita visione individualista.
Ne ho ricavato una libertà nuova ed una maggiore fiducia in me stessa.
La spiritualità dell'unità, infatti, che ho iniziato a vivere, mi ha fatto comprendere che siamo importanti per gli altri, come loro sono importanti per noi: per quello che sono, per il loro contributo.
Si lavorava infatti in équipe, per cui si trattava di un'esperienza in qualche modo collettiva. Ricordo che spesso, dopo alcuni momenti passati insieme ad altre artiste, tornando nel mio atelier mi nasceva una ispirazione abbondante: come se in me si concentrasse l'espressione di tutti".

Certo è un'esperienza in contraddizione con l'idea della solitudine dell'artista...
"Credo che quando si cerca, anche come artisti, lo scambio di idee e d esperienze che producono una "unità" spirituale fra tutti, non esiste il consueto individualismo: nel gioco interessantissimo di comunicare e ascoltare, nascono idee su nuove opere d'arte che diventano allo stesso tempo individuali e collettive. È come potenziare al massimo la bellezza. Me ne accorgevo a Loppiano quando lavoravo in particolare ad opere di carattere sacro: a volte restavo meravigliata di ciò che ero riuscita a fare. Mi pareva di aver oltrepassato di molto quello che ritenevo di esser capace di produrre".

Tornata in patria, hai continuato nella tua produzione di arte sacra, soprattutto ad Algarve. Sembra che le commissioni non ti manchino.

"Nel 2000 mi è stata commissionata per l'apertura dell'Anno santo un progetto per la cappella della chiesa "Nossa Senhora da Piedade" a Loulé e poi un pannello in mosaico per la chiesa del Montenegro a Faro".

Cosa pensi dell'arte? È davvero espressione di Dio, Bellezza assoluta?
"Credo di sì. E questo dà a noi artisti una grande responsabilità. Io mi son fatta una specie di programma di vita, anche sulla scorta di un intervento, nel '99, di Chiara Lubich ad un congresso internazionale di artisti in Italia: se la Bellezza è paragonabile alla Verità e alla Bontà, allora credo di dover avere quest'ultime come modelli di vita per riuscire ad esprimere appunto la Bellezza".

Tornando ai tuoi lavori, si nota in essi una forte suggestione scenica. Sembrano a volte danze in un moto straordinario o in un gioco di specchi.
Che rapporto c'è fra la pittura e le altre forme d'arte?

"Credo che le diverse espressioni artistiche non siano chiuse fra loro, ma abbiano qualcosa in comune. Quando ascolto Mozart, ad esempio, immediatamente vedo tutto in pittura o scultura, e lo posso poi esprimere in figure danzanti. Tutto è in relazione, perché le arti si fondono e si articolano tutte in una unica bellezza".

Un'ultima domanda. Quali progetti immediati per il futuro?

"Diverse cose in cantiere. Per ora sto progettando un bassorilievo per completare la Cappella della Madonna della pietà a Loulé, poi un altro rilievo ed una esposizione di dipinti. E infine il dottorato. E poi vedremo cosa mi aspetterà nel mio programma di vita".