Hildebrando Moguié


Paesaggio Stampa (Centro Maria)
Hildebrando Moguié Alves
E' una pittura colta ed evoluta, che ha i suoi prodromi in alcune esperienze figurative del II° dopoguerra: M. Rothko in primis, ma anche Barnett Newmann o meglio in tutti quei pittori di scuola statunitense legati alla poetica del "color field", nata come antagonista dialettica dell'esperienza dell' "espressionismo astratto" e dell' "action painting". Altri artisti contemporanei hanno proseguito su questa strada arrivando al cosiddetto "minimalismo", ancora oggi ben presente nel panorama artistico con autori come Marden, Reinhardt, Lewitt.
In questa poetica, il colore viene liberato da ogni funzione denotativa, perdendo ogni funzione di "individuazione": per questa ragione esso si stende con fluidità e libertà sul piano del dipinto e va ad occupare tutta la superficie disponibile che di solito deve essere di grandi dimensioni per riuscire a suggerire l'esperienza del fruitore di un vero e proprio spazio - colore.
Moguié si muove essenzialmente in questa poetica, ma su di essa organizza una "variazione" originale e tutta propria: il gioco di forme primordiali ed essenziali, l'immersione percettiva nello spazio - colore, viene suggerita giocando tra la campitura dominante dei rossi, le intersezioni e gli intrecci con altri spazi - colore: in questo modo si supera il problema dei grandi spazi necessari ai "fondatori" della poetica per generare quel tipo di immersione percettiva nel dipinto. Infatti è il contrasto violento tra cromatismi fondamentali che riesce a generare l'attrazione disorientante che caratterizza questa poetica, anche in spazi di superficie relativamente piccoli.
Moguié non approda ad un minimalismo geometrizzante come la maggior parte degli autori contemporanei, ma similmente all'opera di Robert Mangold, lavora ad esprimere le qualità strutturali delle forme individuandone relazioni e mutazioni, esprimendo attraverso il loro fluire uno spazio - colore vivo e vibrante che ugualmente può catturare la suggestione dello spettatore. Del minimalismo rimane ancora il rifiuto del gesto eroico e della retorica creativa romantica, per mirare alla semplice poesia visiva.
Perché tutto questo ? Per il desiderio di sempre di ogni artista: permettere a chi osserva di entrare nel proprio mondo emotivo, nelle proprie gioie "cromatiche" che altro non sono che un modo di trascendere delle dimensioni percettive interiori. Questa pittura è un invito a dimenticare e dimenticarsi, per entrare in un mondo fatto di sola contemplazione di emozioni in "forma di colore".
Volenti o nolenti noi, e volente o nolente anche il critico che osserva o il pittore che utilizza. anche colori hanno delle connotazioni simboliche che si sono raccolte in essi da tempi immemorabili: il rosso è un colore archetipo, evoca il fuoco in quanto energia, oppure in quanto distruzione; gli azzurri, associati alla spazialità o alla serenità degli elementi d'aria o d'acqua, evocano la tranquillità raggiunta o contemplata; il nero o il giallo (elementi scomposti del marrone) evocano la materialità della terra. Questi simbolismi fanno parte di un nostro modo di percepire la realtà e di tradurla in valori significativi: che il pittore li usi coscientemente o meno, essi di per se posseggono queste attribuzioni. Senza che il pittore coscientemente li ricerchi, i simbolismi fanno parte della nostra percezione, hanno la possibilità di evocare anche al di là delle intenzioni.
Ecco che la pittura di Moguié acquista una possibilità di meditazione attiva da parte del fruitore: è un grande gioco spaziale e percettivo di elementi primari, è il gioco della trasmutazione delle forme nel caos originario, nel "brodo primordiale", è il gioco dell'immaginario fondamentale; il rosso - energia assume mille spazi e ad essi si integra pazientemente o con fatica, o da altri spazi traspare come un filo sotteso all'esistenza quotidiana: il "gioco del rosso" è un gioco intrigante e persino ironico: come si collocherà ?, come si mostrerà ? Quale elemento cromatico accenderà la sua forza evocativa ? L'azzurro riuscirà a contenerlo o insieme con esso dominerà le percezioni come se dovessimo bruciare per accedere all'infinito dello spazio ?
In opere più recenti Moguié ha arricchito il gioco cromatico e formale arrivando ad un linguaggio più caratterizzato, dove le forme tendono a comporsi in evocazioni di presenze reali o di stati emozionali traducibili: in questo modo si va distaccando dalla poetica del "color field" per approdarne ad un'altra più leggibile e forse più interessata alla retorica del soggetto: è una astrazione che tende all'evocazione del reale e mai il contrario: le immagini acquistano una leggibilità schematica ma possibile.
Si nota un desiderio di maggiore estroversione, un desiderio di dar forma e significato, di precisare gli oggetti e i momenti delle proprie intuizioni.
Ma questa può essere una strada rischiosa perché si può perdere dell'innocenza e della levità poetica per voler acquistare messaggi. Bisognerà ricordare che essi avranno la loro efficacia solo se la volontà di rappresentare e significare si manterrà in un equilibrio vero con l'evocare e l'incantare, solo se le immagini non cadranno nella retorica del significare.
Antongiulio Zimarino