Giovanni Ibba

L'ALBERO
- La fitta foresta che si trova nel mio cervello è composta da una grande varietà di alberi. In essa ci sono faggi, castagni, querce, abeti, pini ed eucalipti. C'è anche il baobab e l'albero del pane. In mezzo a questa grande foresta si trova un deserto di forma circolare, fatto di sabbia finissima, sterile e improduttiva. Nel centro del deserto vive comunque un grande albero che, pare, abbia qualche migliaia d'anni. Le sue radici sprofondano nel terreno fino a raggiungere gli abissi, mentre il tronco con i suoi rami si perde verso l'alto in modo vertiginoso.
Al di sotto della base del grande albero, parecchio in giù, c'è un rivolo d'acqua sotterraneo come se ne possono trovare comunemente in ogni luogo, il quale non ha un inizio e una fine. Il percorso che compie sottoterra il fiumiciattolo è probabilmente circolare e le radici dell'albero vi giungono per attingervi l'acqua.
Se potessimo osservare il deserto dall'alto del grande albero, scorgeremmo la fitta foresta all'orizzonte. Se qualcuno volesse, se mai ciò fosse possibile, attraversare il deserto per giungere alla foresta dovrebbe superare grandi ostacoli. Così accadrebbe ugualmente per chi volesse attraversare il deserto dalla posizione opposta, dalla foresta al grande albero che si trova in mezzo al deserto.
Tuttavia c'è una domanda che bisogna porsi: è necessario attraversare il deserto? E' indispensabile?
Il mio cervello, dicevo, contiene questa foresta che è situata alla periferia di un centro, il quale è rappresentato da un deserto che, visto dall'alto, appare circolare e avente nel mezzo un albero enorme. Così, come ricordavo sopra, l'attraversamento del deserto circolare comporta difficoltà che sono vere e proprie trappole, a volte mortali. In effetti, si potrebbe giungere alla follia e allo smarrimento se non si superassero questi ostacoli. Mi spiego con un esempio per farti capire meglio quello che voglio dire: conosco un uomo che ha provato ad attraversarlo - sono già diverse ore che ti dico che non è il solo!- e di lui non se ne sa più nulla. E' sparito. Dimenticavo: il sole qui non c'è. La luce in questo posto è una cosa astratta; chi vuole scorgere all'orizzonte la foresta dovrà crearsi da solo la luce. Questo è il primo inconveniente. Se dunque manca il sole e la luce è chiaro che per chi vuole scorgere la foresta dal centro del deserto dovrà compiere un atto creativo (anche perché si presuppone, nel farlo, che esista l'organo della vista), ed è facilissimo che questo atto non sia però sufficiente e che dunque la luce che uno si crea non basti per contemplare questa dimensione. A questo modo, e torno all'esempio che voglio finire di raccontarti, l'uomo di cui ti parlavo perse l'orientamento e si smarrì nel deserto: ancora oggi, nonostante le innumerevoli ricerche, non è stato ritrovato.
Consapevole della gravità del mio discorso, ti assicuro caro N. che questo è uno dei più grandi problemi dell'uomo. Credo che prima ancora di doversi creare la luce è importante capire quale significato abbiano il grande albero e la fitta foresta.
Quest'albero a volte il sogno circondato da uomini che danzano attorniati da forti colori. La danza, quando si presenta nel mio sonno in questo sogno, è sempre la solita e la potrei definire magica. Direi anzi che è un rito magico. Questa immagine mi dà l'impressione di perdersi nell'alba dei tempi, nel crepuscolo dell'umanità. Non mi è facile capirne il senso: non è razionale e il ritmo del ballo è monotono, pesante e ossessivo. Quando sogno così e poi mi sveglio, rimane sospesa nell'aria la percezione di una presenza. Sì amico mio, la presenza di qualcosa di arcaico e di non definibile, che è presente e vivente dentro di me; qualcosa insomma di primordiale e, nello stesso tempo, di cosmico, da cui poi tutto si è generato.
Inoltre, intorno e vicino agli uomini che danzano, c'è un ruscello che prende la forma del perimetro sacro. Quello che più sconcerta è, nella scena del sogno, che la realtà della vita di tutti i giorni sparisce, si volatilizza; meglio ancora: essa viene convogliata sotto forma liquida nel ruscello. Qui è forse il segreto dell'uomo. In origine era "folle".
Follia è un termine che indica la persona "non normale", qualcuno che non "ragiona" come gli altri. Di contro, "ragionare" è usare ed unire segni e simboli che facciamo corrispondere agli oggetti presenti nella storia di ciascuno e apparsi, o vissuti, nel corso dell'esperienza umana. Ma il bimbo, il quale non ragiona come un adulto, è allora più folle di un uomo? Piuttosto, caro N., non è forse da considerare una involuzione la crescita e la maturazione di un uomo a partire dal feto fino a giungere all'età matura?
Forse è il grembo materno, l'utero, il centro cosmico, il grande albero, separato dal deserto della realtà della vita quotidiana... e forse il deserto non è nemmeno da considerarsi come una separazione, ma al contrario unisce. Il pensiero, che non è ragionare, e il mistico, che pensa, deve passare il deserto, ossia il negativo, il non-reale, il non-essere: il NON, come si dice.
La grande e fitta foresta non è allora l'insieme di tanti piccoli alberi che un giorno saranno grandi?
Giovanni Ibba