Edda Albertini

Qualcosa di Edda
A cura di Maffino Redi Maghenzani
In questi giorni m'è venuto fra le mani un articolo scritto nell'88 da un critico veronese che non conosco di persona e che forse è qui questa sera. Quando Edda se ne andò neIl'88 ne scrisse un ricordo sull'Arena. ... per amore verso il nostro Teatro Romano, la Albertini accettò di tornare alle scene nel '84 per il Campiello. In quell'epoca ebbi con Edda un lungo colloquio...Rammento... quella sua voce dolce e buona, ora come un pianto intermittente, ora come uno scoppio di giubilo melodioso...Rammento un viso di perla ambrata, non turbato più che di pudore; gli occhi sfavillanti, come vi si raccogliesse l'acqua del cielo e un'espressione mista di stupore, dolore e dignità.Aveva una grazia naturale e rara che non si scompone va se il ricordo era di dolore: lo faceva scivolare via, come il passaggio quieto delle nuvole sulla luna...Era di razza pregiata Edda Albertini, un cofanetto di legno di cedro in laminato d'oro che, aperto, svelava segreti..."
Fin qui il critico. L'articolo continua con un'intervista; delle risposte che mi permetto di integrare con quanto di Edda ho potuto conoscere personalmente.
- Perché ha fatto l'attrice?
Per via di un funerale! - risponde Edda. Aveva 12 anni. Un giorno vede passare un funerale seguito da cosi poche persone da impietosirsi e s'aggiunge per far numero. Lì - dice - un'amica aveva in mano il programma dell'Accademia d'Arte Drammatica. Lo leggo, lo trascrivo.... fu la scintilla... ed eccomi qua!
Il debutto?
Avevo 20 anni. Luchino Visconti mi avrebbe voluta 'Estella' in 'A porte chiuse" di Sartre. ..Ma io quel testo proprio non lo capivo. Non capivo quel clima infernale. Era lontano dagli stimoli in fondo alla mia coscienza e ... lo rifiutai. Agii senza calcolo, d'impeto, per la verità che porto dentro e che esce da me quasi involontariamente. Troppo buio in quell'opera! Ero felice d'aver rinunciato ad immergermi in quel buio anche solo per pura finzione! E Visconti non me la perdonò.. per 10 anni... Quel giorno tornai alla pensione con una spensieratezza fanciullesca mangiando, lungo la strada, pane e uva.
Arrivata alla pensione mi comunicarono che il regista russo Sharoff mi aveva chiamata per un provino come protagonista in L'OMBRA E LA SOSTANZA di Carrol... e fu questo il mio debutto, così divenni BRIGIDA dell'opera di Carrol.."
Il regista ORAZIO COSTA GIOVANGIGLI maestro ed amico di Edda: ... rara personalità quella dell'Albertini fatta di un insieme di giocondità e di fede riunite in una niente affatto contraddittoria (anzi idealissima e indissolubile) lega che è alla base della stoffa di cui si fanno i santi. Non paia eccesso di lode. Dobbiamo riconoscere in Edda le doti umane possedute a livello eroico... e quel primo personaggio, Brigida, fu presagio e rivelazione di un destino. La preferenza di Edda per questi personaggi sacrificali era un bisogno dell'anima...
Una vita davvero difficile quella di Edda. Una vita dalle grandi prove riempite, via via, da un Ideale che non poteva non essere grande, ancora più grande. Ad esso, Edda, giunge attraverso le grandi nebbie dove ci si può anche perdere. Ma Edda arriva. E lo dice con l'ultima lirica che ama recitare. Venne a casa nostra. Ci chiese di spostare alcuni mobili della sala e recitò. Ci disse di un nuovo recital che stava preparando e che voleva portare in scena. Il recital si chiudeva con una lirica di Chiara Lubich che - disse - sintetizzava il suo punto d'arrivo:
"Ti voglio bene
Non perché ho imparato a dirTi così,
non perché il cuore
mi suggerisce questa parola,
non tanto perché la fede
mi fa credere che sei Amore,
nemmeno soltanto
perché sei morto per me.
Ti voglio bene
perché sei entrato nella mia vita
più dell'aria nei miei polmoni,
più del sangue nelle mie vene.
Sei entrato
dove nessuno poteva entrare
quando nessuno poteva aiutarmi
ogniqualvolta nessuno
poteva consolarmi.
Ogni giorno Ti ho parlato.
Ogni ora Ti ho guardato
e nel tuo volto ho letto la risposta,
nelle tue parole la spiegazione,
nel tuo amore la soluzione.
Ti voglio bene
perché per tanti anni
hai vissuto con me
ed io
ho vissuto di Te.
Ho bevuto alla tua legge
e non me n'ero accorta.
Me ne sono nutrita,
irrobustita,
mi sono ripresa,
ma ero ignara
come il bimbo che beve dalla mamma
e ancor non sa chiamarla
con quel dolce nome.
Dammi d'esserti grata
almeno un po'
nel tempo che mi rimane,
di questo amore
che hai versato su me,
e m'ha costretta a dirti:
TI VOGLIO BENE.
Il pensiero di Edda nel suo ultimo tratto di vita correva agli artisti; questa etnia cosi speciale di uomini e donne... chiudo con le parole stesse di Edda:
Questi artisti... sbagliano ma poi hanno l'umiltà di riconoscerlo.
Ti ribelli, sbagli, ma se sei vero
tu ti riprendi in mano...
come le oche quando vengono dal fango:
si scuotono e non resta niente dello sporco.
Perché Dio non ricorda niente...
Dio ama gli artisti.
Gli artisti sono di Dio"