Stefano Cavallo

La grande storia di Sarah.
La giovane Sarah, come spesso accade, aveva un solo problema. Piccolo, unico, ma tremendamente pesante, destinato perciò a condizionare tutta la sua vita di adolescente. Così prevedibilmente affatto influente agli occhi dei grandi, e pertanto così mediocrizzato dal giudizio dei grandi e allo stesso tempo tanto importante per lei, da mandarle in frantumi ogni speranza in un avvenire decente. Un piccolissimo particolare così piccolo che mai a nessuno della sua famiglia sarebbe mai potuto sembrare in effetti un problema, un dettaglio che senza dubbio ai bei vecchi tempi non sarebbe mai risultato degno di questo nome. Ma daltra parte si sa che non si può pretendere diversamente, che sono sempre i dettagli, salati particolari, a cambiare le grandi cose della vita.
Sarah aveva un corpo con una forma insolita, strana, insomma un po troppo rotondetta -specie ai fianchi-, soprattutto per i suoi occhi di adolescente.
Questo era il suo problema. Perché in verità Sarah malgrado tutti gli sforzi che faceva, assomigliava terribilmente ad una pera. Anzi per dirla tutta questo non avrebbe poi dovuto metterla troppo in difficoltà, dato che lei era una pera. William. Una varietà che viene dallInghilterra, pare.
Il fatto che Sarah avesse deciso di farne un caso di importanza nazionale aveva già messo in allarme lintera famiglia William, cioè la sua, soprattutto per il fatto che la giovane pera Wiliam non voleva proprio saperne degli innumerevoli tentativi che tutti i suoi familiari provavano, nella speranza di sottrarla al quel suo momento di crisi. La povera Sarah non sapeva proprio più che fare, soprattutto da quando la sua pera-madre, chiedendo consigli a desta e a sinistra a tutte le sue amiche, aveva finito per far sapere a tutti il suo problema in cui si trovava immersa fino al collo. Da quando era cresciuta e aveva cominciato a non sentirsi più una bambina, non cera stato verso di farla smettere di piangere. Ogni mattina si piantava per unora davanti allo specchio della sua stanza, ed era costretta ad assistere sempre allo stesso straziante spettacolo. A forza di diete e contro-diete, tutte clamorosamente tentate invano, alla poverina non erano rimaste più speranze. E la sua disperazione non poteva che uscirne aumentata. La pera-madre ogni giorno provava a farla ragionare: non cera proprio niente di male ad essere frutto di un albero di pere, come infatti Sarah era, ed era anche sua madre, ed era stata anche la madre di sua madre, e sua nonna, e così via fino alla notte dei tempi. Aveva tentato in tutti i modi di farle passare la malinconia, ma Sarah non aveva voluto vendere care le conclusioni che il suo specchio ogni mattina segretamente la portava a trarre. Inutile cercare di farle sentire ragioni: avere un corpo come il suo era sicuramente la peggiore forma ereditaria di maledizione che mai le sarebbe potuta capitare.
E intanto su tutto il ramo prima, e sullintero albero poi si era diffusa la notizia: Sarah William ogni giorno si svegliava e si metteva a piangere davanti allo specchio.
-Sarà colpa della musica di oggi che i giovani sentono sempre a tutto volume!- diceva sempre la pera anziana, la più saggia di tutto lalbero.
-Ma Sarah non ascolta musica!- rispondeva la pera-madre.
-Allora sarà la vicinanza con gli altri giovani che la sentono tutto il giorno!- ripeteva la Pera-Anziana.
-Macché, Sono mesi che non si sente più volare una mosca, in casa William! Magari potessi tornare a sentire tutto quel fracasso infernale!- faceva allora la vicina di casa. Nessuno in tutto il ramo conosceva il motivo che spingeva la giovane Sarah ad accanirsi così disperatamente contro il proprio fisico.
-Ma se sei proprio una bella pera! Hai una forma perfetta!- aveva provato una volta a dire la pera-zia; Sarah non le rivolse più la parola per un giorno intero.
Ma daltra parte nessuno tra i parenti e gli amici era stato in grado di farle ritornare la voglia di essere felice. Si capisce: in casi come questi -in cui i dati obiettivi spingono ad avere più occhi che orecchi- le parole non possono far crollare i fatti. Intanto il tempo passava, e qualsiasi tentativo che le pere adulte cercavano di fare per Sarah, non aveva alcun effetto su di lei. Aveva continuato provare la pera-madre, tentava la pera-padre, e poi tutti gli zii, i cugini, i conoscenti. Ma Sarah la pera non riusciva a pensare altro, se non che da grande non sarebbe voluta mai diventare quello che erano i suoi genitori. E nessuno tra le pere, malgrado i tentativi, sarebbe mai riuscito a convincere Sarah che essere un pera non era affatto male.
Il Dottore Delle Pere un giorno, accorgendosi che Sarah aveva perso lappetito e che ormai stava dimagrendo a vista docchio nella speranza fallace di sminuire il suo difetto fisico, volle provare a parlarle. Pertanto si presentò in casa William chiedendo subito di Sarah. Iniziò subito dicendole che stava dimagrendo a vista docchio -e in questo Sarah ci sperava-, ma che ehm, come dire, i suoi fianchi, non accennavano minimamente a cambiare ehm, forma. Tutti i tentativi che Sarah faceva e aveva fatto in passato non le avrebbero giovato. E in poche parole tutte quelle sue diete non le avrebbero certo fatto perdere le sue curve, che daltra parte erano curve mozzafiato per gli occhi di una pera. Il tentativo del Dottore era quello di far cambiare idea alla giovane e disperata Sarah, mettendola di fronte allevidenza dei fatti. Sognare di essere una cosa altra rispetto a ciò che lei era, non sarebbe servito a nulla. Se non a renderla infelice per il resto della vita.
-Ma perché non ti rassegni- diceva il Dottore delle pere -e ti accetti per quello che sei? Sei una giovane pera, e sei molto carina. Non so se ti sei mai accorta della fila di ammiratori che ti porti dietro...-
Ma Sarah non sentiva ragioni. Era una cosa troppo insopportabile doversi accettare per come lo specchio la descriveva ogni mattina.
Improvvisamente però, come spesso accade, qualcosa intervenne -più inaspettatamente che mai- a mettere bene in chiaro quanto a volte sia inutile intestardirsi e passare unintera vita a sperare in cose che non ci appartengono.
Così accadde anche per Sarah, e infatti un giorno apparentemente uguale a tutti gli altri, senza che nessuno avesse fatto niente di diverso o di anormale rispetto alla consuetudine, giunse nei pressi dellalbero delle pere su cui Sarah viveva qualcosa a cercarla. Quel determinato qualcosa capace, proprio come i piccoli particolari salati della vita, di cambiare unintera esistenza.
Quel giorno la pera-madre si svegliò, come ogni mattina, e subito lei ed i vicini furono colpiti dallo strano silenzio che cera nellaria. La pera-madre rimase molto colpita.
Aveva sempre saputo che la sua Sarah era molto carina, anche se lei non ci aveva mai voluto credere. Aveva sempre tentato di farle capire quanto sarebbe stato insignificante quella sua mania, se Sarah avesse imparato a considerare i suoi fianchi larghi con gli occhi di una semplice pera. Ma non le era mai riuscito di farle cambiare idea.
Quando la madre-pera vide ciò che era appena successo quella mattina comprese subito. Avrebbe voluto dire qualcosa, ma non lo fece. Chiamò la pera-padre, e gli spiegò che non ci sarebbe più stato bisogno dei consigli del Dottore Delle Pere, né dei rimedi della Pera-Anziana, né delle attenzioni dei vicini.
Era arrivato quel famoso qualcosa, e Sarah era finalmente in grado di vivere la propria vita nel modo più libero possibile senza più il suo complesso.
Anche se dentro il capestro di un contadino.
Sullerba camminai
Sullerba camminai,
e a piedi nudi:
un mare verde di rugiada
sotto il sole calmo della luna,
e tutte le mie cure
sciolsero di lacrime
i suoi placidi
rami di seta.
Tayjì
Tayjì se ne stava seduta con le gambe incrociate nel bagnasciuga, in riva al mare, e osservava con assorta attenzione linfinitezza dei granelli di sabbia tutto intorno a lei. In quel momento stava nevicando, ma anche se la temperatura era piuttosto bassa la piccola Tayjì non sentiva affatto freddo. Tuttavia si sentiva disturbata dalla neve che cadeva, poiché stava ricoprendo con una coltre bianca la sponda del mare, e con essa i granelli di sabbia che Tayjì era assorta a guardare.
La neve inaspettatamente aveva deciso di venirsi a sdraiare sulla sabbia della riva, ma sembrava venire risucchiata dentro il manto dellacqua e Tayjì cercava un modo per impedirle di venire inghiottita dai flutti. Ogni fiocco di neve si scioglieva istantaneamente non appena entrato in contatto con la superficie del mare. Ognuno di essi aveva scelto la stessa sorte, annullarsi rinunciando alla propria forma geometrica e perfetta per entrare in comunione con la limpida sostanza delle onde.
Era lalba e il vento fischiava da dietro le montagne lontane, ma di fronte a Tayjì il mare era calmo, pressoché piatto. Il cielo era plumbeo, e soltanto un po più grigio era il colore del mare: quel giorno perfino un gabbiano in volo avrebbe potuto difficilmente distinguere la terra dal cielo. Assistere a quello spettacolo sembrava alla piccola Tayjì una cosa molto dolorosa; lei avrebbe voluto in tutti i modi evitare ai fiocchi di neve di perdere la propria essenza cadendo e perdendosi nel mare. Ai suoi giovani occhi non sembrava giusto che una simile cosa potesse mai accadere sulla faccia della terra, né soprattutto che qualcuno avesse diritto a fungere da spettatore di quellevento, come invece stava succedendo a lei. Sperava che un soffio di vento giungesse a salvare quella bianca manna che cadeva dal cielo dalla improvvisa morte nellacqua che laspettava.
La sua speranza era che la neve ne venisse trascinata sulla sabbia asciutta, nella prospettiva che fosse sopravvissuta più a lungo. Ma soltanto poco prima la giovane Tayjì era stata disturbata dallidea che la sabbia che lei era intenta a guardare venisse nascosta da un tappeto bianco di neve. Che cosa era giusto e augurare a quella candida creatura che stava turbinando in cielo? Una magnifica vita da farfalla, che come magia appena tocca le piccole onde del mare allimprovviso svanisce e muore, oppure la speranza di una esistenza sebbene di poco maggiore, lungo la riva del mare, ed essere così di ostacolo per lunico spettatore di quel momento?
-Perché non sento freddo, se mi concentro nel guardare lo spettacolo che mi offri?- si dissero reciprocamente.
Così avvenne che la piccola Tayjì, che era un piccolo germoglio di cocomero nato sopra il bagnasciuga del mare, comprese la ragione per cui la pioggia cade, e il vento soffia, e il sole e la luna si rincorrono nel cielo.
!!!!!!Attenzione!!!!!!!!