Enrico Pompili

 

Oltre il buio, Rachmaninov risorto

Credo di aver capito un po’ di più la "semplicità" che dovrà caratterizzare l’arte, e come questa parola si possa incarnare nel mio essere interprete; come cioè questa semplicità non debba necessariamente essere legata a qualcosa che deve ancora nascere, ma anche al nostro "modo" di guardare l’arte. Noi dovremmo avere lo stesso sguardo di Dio, che è la Semplicità. Sguardo che, come ci insegni, passa per Gesù Abbandonato, che è l’"occhio" di Dio sul mondo, e che è allo stesso tempo - e proprio per questo - sguardo di Madre. Ora mi ha colpito tantissimo quanto tu hai detto una voltai in una tua risposta sul "farsi uno", citando S. Paolo che si fa "tutto a tutti" come una mamma, che balbetta insieme al figlio, gioisce e soffre con lui, lo ascolta attenta e amorosa qualsiasi cosa le racconti...

Oggi, suonando una composizione di Rachmaninov - grande musicista russo del nostro secolo -, musica intrisa di pessimismo esistenziale, ho avuto un fremito di gioia pensando che quell’opera, quel "dono" che lui ha fatto di sé, potevo accoglierla e farla "mia" nel più profondo; e mi è sembrato di poterla vedere in tutta la sua spiritualità e umanità, con quel cuore di madre che, poiché suo sposo è Gesù Abbandonato - l’Amore consumato -, non ha paura di assumere nella sua "carne" anche tutte le miserie e ridarle purificate, fatte nuove, "verginizzate", diventate solo amore, solo fuoco. E ho avuto l’impressione, un’impressione "reale", che mentre la suonavo, questa musica si apriva a me nella sua originalità (era sempre lei), ma "viva", gioiosa, tutta "bella", tutta "gratitudine".

Era Rachmaninov, ma oltre il "buio": risorto.


Più tardi, sempre suonando il pianoforte (a me le idee vengono spesso mentre suono...) e rimeditando sullo "sguardo" dell’artista, mi sono dovuto fermare per appuntare alcune righe che, anche se sono solo degli appunti:

Il Verme della terra 

Dobbiamo renderci conto che il nostro sguardo deve essere quello di Dio e dobbiamo perciò vedere le cose come sono in Paradiso.

Il nostro sguardo deve essere la misericordia.

Noi dobbiamo vedere in ogni cosa il suo disegno e dovremmo vederlo in un certo senso già realizzato, come lo vede Dio. Il disegno di Dio sul mondo e su tutto è Bellezza. E’ la misericordia che vede la bellezza; è per la misericordia che ciò che non è bellezza diventa bellezza.

Gesù Abbandonato ha fatto Dio ciò che non è Dio.

Come noi crediamo che un giorno vedremo tutto il nostro "negativo" ricamato dalla misericordia di Dio e trasformato in bellezza, così noi dobbiamo vedere tutto il negativo, il "brutto"che ci circonda, con questi occhi e credere che il nostro stesso sguardo potrà donare a questo la sua bellezza.

Dobbiamo perciò accogliere tutto col cuore di "madre" e vedere in tutto quanto c’è di inconcluso, deviato, disilluso un "figlio prodigo" e guardarlo con gli occhi del Padre che in quel volto sfigurato riconosce il figlio e accogliendolo gli ridona la dignità e la bellezza.

E’ la misericordia lo "sguardo" che salverà il brutto, e forse anche per questo il brutto salverà il mondo.

Enrico Pompilli