Giovanni Avogadri

Angelus Novus

L’angelo di S. Massimo

Remigava proprio di domenica

Sovrapensiero tra cielo e terra

Aggirandosi tra grigi bastioni guerreschi

E fuggendo da campanili nordici…

Dopo aver annusato un sicuro naufragio

nell’ospedale vuoto

e aver snocciolato qualche lacrima di ricordo

dal proprio rosario personale

era inciampato sopra un semaforo rosso

ed ora stava sgranando gli occhi incredulo

di fronte alle colonne rosse di un ristorante alaskano

est nord sud ovest

poi di nuovo la mappa rovesciata sul sedile,

finchè li vide,

quei due fermarono il tempo ed il suo soliloquio:

li vide fumare e buttare la cicca dal marciapiede

Come se fossero su un palcoscenico,

erano due angeli magri

di qualche est di qualche continente;

ne sentì il freddo attraverso i giubbotti fuori stagione

e vide le mani allacciate

nel vuoto della città

che ora girava attorno a quel punto casuale,

vide l’amore bruciare ancora

come una reliquia medievale

in una chiesa brutta,

come una candela elettrica

per il Cuore di Gesù….

Li benedisse con parole sue

E sorrise pure al verde del semaforo…

Ostinati come siamo nel desiderio – pensava –

Ricominceremo a sognare il sogno di sempre,

il sogno dei sogni….

E le poesie prossime venture

le ascolteremo in albanese.