Descrizione:
Tradotto nelle principali lingue,
Segno di contraddizione
si può dire che ha toccato i limiti della piu' larga diffusione.
Sin dal primo apparire, il volume si meritò recensioni lusinghiere su “L'Osservatore Romano”,
“La civiltà cattolica”, il “Corriere della Sera” ecc.; su “Vie Intellectuelle” fu classificato da Daniel-Rops tra l'“Ortodossia” di Chesterton e “Pour un ordre catholique” di Etienne Gilson.
I critici unanimemente vedono il pregio dell'opera e il motivo della sua vasta risonanza nel forte risveglio del senso cristiano che decisamente sa imporre.
La verità di Cristo percorre ogni pagina del libro come un aut-aut dinanzi a cui bisogna scegliere. E complessivamente vi si delinea il cristianesimo come permanente rivoluzione, di continuo in mezzo a noi a condurre la direzione della storia. “Ebbene, - osserva Daniel-Rops, - ciò che fa l'interesse dell'opera è il fervore e l'autenticità dell'appello! Si sta sulla linea di Tertulliano, e colpisce il vedere fino a qual punto Igino Giordani è suo discepolo. Lo stile stesso ricorda imperiosamente le frasi dell'“Apologetico” del grande Africano. Ma l'Africano va troppo lungi; invece Giordani conosce meglio di chiunque il pericolo di una rottura che non diventi subito costruzione; ed equilibra la volontà distruttiva con pari volontà costruttiva”.
L'attualità di una simile messa a fuoco del cristianesimo balza evidente, in un momento di così grande necessità di una piena ripresa |