Pensieri di I.Giordani sull’Europa Unita1
1924: nel suo primo libro (La politica estera del Partito Popolare Italiano) auspica gli Stati Uniti d’Europa come “prima fase” per giungere alla “solidarietà internazionale di tutti i popoli”. (p.237)
1925: fonda una sua rivista - «Parte Guelfa» - che dura solo quattro mesi; in ogni numero pubblica un articolo sugli Stati Uniti d’Europa; ne sostiene la necessità per far sì che l’Europa non diventi “un protettorato degli U.S.A”2
Bisogna “europeizzare la cultura” per superare i nazionalismi (“la maggiore eresia del secolo”3. Vede utilissima l’azione spirituale del cristianesimo, in persona del Papa.
“Gli Stati Uniti d’Europa non saranno sino a quando l’Europa rimarrà solcata da nazionalismi. Stati uniti europei e nazionalismo sono due termini che si escludono reciprocamente”4.
“L’unità sarà effetto della ineluttabilità delle condizioni economiche per le quali nessun paese più basta a sé stesso e la vita di ciascuno è intimamente legata a quella degli altri; sarà effetto del bisogno di pace universalmente sentito; si concreterà come una realizzazione del cristianesimo, i cui valori rifioriscono col manifestarsi della loro necessità”5.
La formazione degli Stati Uniti d’Europa “si presenta come una soluzione della crisi d’esaurimento da cui la vecchia Europa è colpita nei gangli vitali”(…).
“L’amore al proprio paese non implica l’odio a quello altrui: l’amore alla propria famiglia è stolto se si risolve nell’odio alle famiglie coabitanti in uno stesso casamento” (…)
“Ragioni economiche, sociali, culturali, spirituali spingono a concretare la loro risultante politica, in una forma stabile, che, secondo noi, non può essere se non la Federazione degli Stati Europei, la quale sintetizzi, coordini, armonizzi gl’interessi collettivi nell’interesse dei singoli” (…).
“Contro esso (il nazionalismo), in nome dell’ideale evangelico che difende i deboli avverso i forti ed annunzia una fraternità che varca confini e caste, e climi, in nome dell’interesse comune, affermiamo la solidarietà internazionale. La parola spaura anche quei cattolici grettamente conservatori, i quali concepiscono il cattolicesimo se non come puntello a privilegi tradizionali, e hanno perciò ragione di temere sopra tutto la traduzione in atto del comandamento di Gesù” (…).
“L’Europa si salverà dal fallimento economico, dalla minaccia di nuove guerre (…) solo se, sentendosi organicamente, continentalmente, una, unita, aduni le sue risorse tutte per fronteggiare i pericoli comuni anziché inabissarsi nel logoramento interiore” (…)
“L’Europa è figlia del cristianesimo e a ragione quindi esso può intervenire con l’apporto della sua forza – la maggiore forza spirituale del mondo – per salvarla dal collasso”6.
1945: su «Il Quotidiano» (di cui è direttore) pubblica l’articolo Gli Stati Uniti d’Europa. Non ignora gli avversari dell’unità né gli obiettivi ostacoli morali e politici (ne riportiamo stralci).
“Come dai comuni si passò alle signorie, e poi agli stati regionali, così dagli stati nazionali oggi la vita straripa oltre i confini geografici ed etnici. (…) La nazione resterà come una realtà politica, oltre che spirituale e linguistica; ma con un valore limitato” (…)
“E tutto questo straripamento, tutta questa molteplice espansione di là dalle staccionate nazionali, risponde a un bisogno di liberazione; nelle sue espressioni migliori, è arricchimento di vita; dove avviene razionalmente, è cristianesimo che si fa. (…) Il cristianesimo dall’inizio educa i cristiani alla cattolicità: cioè all’universalità. La società universale della Chiesa non vede che anime, di là dai tratti somatici; e propugna quella fraternità universale la quale non è favorita, ma interrotta, e spesso vivisezionata, con incisioni sanguinolenti, dalle divisioni territoriali, linguistiche, nazionali e classiste” (…)
“Ora, la ragione principale dei conflitti sta nell’insufficienza tragica della vita nazionale. Rimossa la nazione come entità politica assoluta, e ridotta a elemento strumentale, è rimossa una causa primaria di guerre. (…) La parola d’ordine della sanità politica d’Europa e del mondo – paesi e classi – sta in questo concetto, tutto cristiano, della comunione. (…) Ma dicendo che la nazione deve essere superata, non si vuol dire che deve essere annullata. (…) E così non è finito il comune, né la regione… L’entità nazionale non è sommersa: è collegata, è federata ad altre unità, perché i cittadini vivano” (…)
“Vogliamo gli Stati Uniti d’Europa, se non si vuole a ventennio una guerra (…) Si capisce: il problema non è semplice. Ma la guerra è ancora più complicata: meglio darsi da fare per trovare una formula di convivenza permanente, effettiva, tra i popoli d’Europa, che per finanziare armamenti mastodontici destinati a far saltare in aria le nostre case e a trucidare con noi i nostri figli” (…)
“Se i popoli dell’Europa continentale riusciranno a raccogliersi in un proprio sistema federativo, con governo e parlamento, esercito e moneta unici e larghe autonomie nazionali, formeranno una forza positiva che per intanto eliminerà conflitti tra i propri componenti, e potrà addivenire ad accordi e collaborazioni profonde e sostanziali con gli altri grandi sistemi, creando con essi gli organi per impedire i conflitti armati tra i medesimi.
Questo i popoli l’hanno capito, perché l’hanno patito: tocca loro di farlo capire anche ai governi, sembrando la politica l’arte più sorda. Essi vedono – finché il settarismo non li affumichi – che la storia dà ragione al Vangelo; e la loro laboriosa vicenda è, come un mistero a chiave, uno sforzo tragico – un cammino della Croce – per realizzare anche nella politica il cristianesimo”7.
1947: su «Il Popolo» (di cui è direttore) appoggia la proposta di Churchill sul “grande disegno di una Europa unita”; ricorda che Victor Hugo nel 1871 esortava a fare “gli Stati Uniti d’Europa, una federazione continentale”8
1948: su «Fides» inserisce il discorso sull’unità europea nel quadro della “universalità cristiana”; rifà la storia dalla conversione dei popoli barbari, alla “Repubblica cristiana” medievale, alle iniziative “pancristiane” degli anni recenti. Ritiene esserci una “ideologia per l’Europa risorta” dalla II° guerra mondiale come “sintesi di razionalità ellenica, di diritto romano, di religione cristiana e di umanesimo democratico”.9
1949: come deputato interviene nella discussione sul Patto Atlantico: lo ritiene utile per rafforzare “la consistenza di questa Europa in formazione”, ma il Patto deve comprendere anche la Russia; e parla di "Internazione europea" 10.
1950: entra a far parte del Consiglio dei popoli d'Europa a Strasburgo; su «La Via» (di cui è direttore), nell' articolo intitolato O l'Europa s'unisce o l'Europa perisce (2.12.1950), valorizza un Cartel chrétien redatto da cattolici, protestanti e ordodossi di vari partiti e teso a ricordare l’importanza dei valori cristiani nelle vicende storiche dell’Europa; è il cristianesimo che “dà alla costruzione europea un’anima, e un soffio spiritualista”.
1952: su «La Via» (di cui è direttore), in un articolo intitolato Si comincia a parlare europeo (20.9.52), gioisce per l’adesione di Adenauer all’iniziativa di Schuman e De Gasperi (“tre cristiani”, sottolinea) tesa a fondare la Comunità europea.
1961: su «Fides» rilancia il concetto di “universalità cristiana” e auspica un’Europa ricostruita sulla base di un’etica comune derivata dal diritto naturale, quindi valida per tutti (riportiamo stralci dell'articolo).
“L’Europa unita è un’altra tappa verso il mondo unito: un’avanzata e una riuscita, sotto la pressione di istanze popolari, del diritto naturale, della rivelazione cristiana, di forze morali e spirituali, a cui si aggiunge la pressione economica e politica, scientifica e tecnologia, che gravita verso l’unificazione: telefinalismo della ragione e della morale: della vita nel tempo e nell’eternità” (…)
“La civiltà cresce di quanto unifica gli animi. Per Huxley ogni vero progresso nella civiltà è un progresso nella carità. E la carità è il sentimento che induce a far di tutti uno: non per nulla è l’anima di Cristo, il cui testamento culmina nel voto: «che siano tutti uno»” (…).
“Soloviov, circa cinquant’anni fa, ebbe a scrivere che la Chiesa di Roma, come aveva unificato l’Europa prima coi Franchi, poi coi Sassoni, oggi l’avrebbe riunificata con la giustizia sociale, scavalcando le divisioni di classe e caste e razza. E cioè, eliminando le maggiori cause di conflitto.
Giustizia sociale significa quella comunione di beni spirituali e materiali, che la concezione cristiana, per cui gli uomini sono tutti figli dello stesso Padre, eguali tra di loro, (…) propone e suscita in vista della pace, nel benessere e nella libertà” (…)
“L’Europa è carica di rancori come un magazzino di esplosivi: tenuti vivi da filosofie e falsi patriottismi, mitologie e interessi egoistici. L’Europa , per non esplodere ha bisogno di una riconciliazione universale, la quale liberi dal passato e netti pel futuro. Chi può svolgere questo ‘ministero della riconciliazione’? Il cristianesimo” (…)
“In questo senso (dell’unità), agiscono oggi due spinte unificanti maggiori:
1. Il progrediente senso del Corpo Mistico;
2. Il rinascente ecumenismo tra le denominazioni cristiane.
Due impulsi che, mentre rettificano le correnti ed eliminano le passioni, da cui venne la vivisezione dell’Europa, suscitano, in una maniera nuova, le energie spirituali capaci di dare un’anima a questa unione politica” (…).
“Non bastano quindi un esercito comune e una burocrazia comune. Difatti gli uomini politici tendono ad inserire un’ideologia nel processo unitario: a dare al corpo un’anima per vivificarlo. Ora l’Europa un’anima l’ha già: il cristianesimo”.
“… i popoli d’Europa, ravvivando questi principi costitutivi della loro storia, fondendoli nella fiamma ideale della solidarietà, frutto dell’amore – che è intelligenza divina – troveranno nella razionalità di esso, nella convenienza e urgenza e necessità di esso, la soluzione prima dei loro problemi: e questo in un’ora decisiva, in cui una guerra interna (…) potrebbe segnare la catastrofe definitiva. L’amore, invece, mettendo a circolare il bene e i beni, potrà segnare la salvezza risolutiva” (…).
“Superficialmente può parere anacronistico questo appello al vincolo cristiano per l’unione dell’Europa, quando in Europa oggi la fede è meno sentita di ieri. – E’ così? – Ieri c’era più culto; oggi ci sono più opere. Scrissi anni fa che è più vicino a Cristo l’agitatore marxista dell’era moderna il quale si batte per la giustizia sociale che il feudatario dell’ancien regime, il quale era immancabile ai vespri in chiesa, ma non comunicava il superfluo ai poveri. Lo sviluppo di opere assistenziali, democratiche, sociali, culturali, dei popoli europei è una primavera del cristianesimo sociale, anche se vi manchi spesso la fioritura del culto” (…).
“Stati moderni si rifiutavano di fare una rinunzia parziale alla propria nazionale sovranità in vista d’una federazione o comunque d’una collaborazione sistematica. Essi, mutatis mutandis, ripetevano la resistenza dei comuni verso le regioni, delle regioni verso le nazioni… Non vedevano che quella rinuncia era una crescita, non una sottrazione” (…).
“Ricostruita, nella sua unità etica, dal cristianesimo – e in questo sono accomunati cattolici, protestanti e ortodossi, (e si concordano gl’israeliti, eredi dei profeti, e gli stessi musulmani col Corano) – animata, contro gli agenti mortiferi, dalla carità (…), l’Europa potrà recuperare, se non in volumi di merci e d’armi e di denaro, certo in potenziali di spiritualità la sua mansione di suscitatrice di civiltà, ridiventare la centrale dell’arte, della filosofia, della scienza: un vivaio d’energie morali e spirituali per l’intera famiglia umana, proseguendo e precisando la sua missione storica” (…)
“In mezzo alle due pressioni di distruzione della personalità umana, l’Europa è chiamata ad allestire un nuovo umanesimo, come difesa della persona e della pace. (…) Tra i due blocchi, avventati all’estremismo, l’Europa può essere la «terza forza» mobilitata a un’opera di conciliazione e unione” (…).
“L’unità dell’Europa assicura la pace all’Europa e al mondo: così come la sua divisione ha procurato sinora guerra ai suoi popoli e a tutta l’umanità. La pace poi dell’Europa faciliterà anche l’unione del mondo, supremo ideale della ragione e dell’amore” 11.
Anni settanta: In «Città Nuova» (di cui è direttore) ribadisce la sua antica linea europeistica specialmente in due articoli: Le radici dell’Europa (10.3.1972) e L’Europa una (25.7.1977). Sviluppa la tesi circa “l’influsso spirituale del cristianesimo nel processo di unificazione del nostro continente”; insiste sul pericolo di limitare l’unificazione ad una “burocrazia comune” ed ai soli fattori economici e politici, ed esorta a riscoprire i valori che danno “un’anima all’Europa” facendone un continente vivo e pacifico.
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1 a cura di Tommaso Sorgi e Michele Vandeleene
2 Gli Stati Uniti d'Europa e il Papato, in "Parte Guelfa", I (1925), n.2, p.1
3 Il Papato romano e gli Stati Uniti d'Eruropa, in "Parte Guelfa", I (1925), n.4, p.2
4 Gli Stati Uniti d'Eruropa, in "Parte Guelfa", I (1925), n.2, p.2
5 Ivi, p.2
6 Il Papato romano e gli Stati Uniti d'Europa, in "Parte Guelfa", I (1925), n.4, p.2
7 Gli Stati Uniti d'Europa, in "Il Quotidiano" n.2 (1946), n.16, p.1
8 Gli Stati Uniti d'Europa, in "Il Popolo" n.5, 7.1.1947
9 Il contributo delle forze spirituali all'unione dell'Europa, "Fides" 1948, dic. pp.340-345
10 Intervento alla Camera dei deputati Sulla adesione al Patto Atlantico, 13.3.1949
11 La missione dell'Europa unita, "Fides" 1961, maggio, pp.129-134
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