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MEMORIE D'UN CRISTRIANO INGENUOdi Igino Giordani Prefazione di Guido Gonella edizione Città Nuova Roma, 1994 (III ed.)a 1964 |
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Prefazione E’ utile raccontare la propria vita? Certamente. L'autobiografia serve all'autore per il suo esame di coscienza; serve al lettore per cogliere l'esemplarità e varietà del vivere umano. Non interessa solo il “De viris illustribus” di' Cornelio Nepote, o le “Vite” di Plutarco; cioè le esistenze dei grandi, o presunti grandi. Interessa pure la vita comune che non manca mai di risvolti e sfumature significative. Nell'autobiografia si rivive l'intimità di uno scrittore, e l'intimità è sempre degna di rispetto. Prezzolini intitolò i suoi ricordi autobiografici come memorie di un "Italiano inutile". Igino Giordani scrive le Memorie d'un cristiano ingenuo. Cristiano sì, ma non ingenuo. A meno che ingenuo non voglia significare candido, schietto, sincero, dabbene, onesto, puro, spontaneo, naturale, semplice, non astuto, non furbesco, non malizioso, non intrigante, ecc. Tale fu appunto Igino Giordani. Non un italiano inutile, ma un cristiano utilissimo a tutta la nostra generazione, nella buona e cattiva ventura. Scrive l'autore nella Presentazione: “ci vuole coraggio a mettere in piazza propri fallimenti”. Sono anche i presunti fallimenti che interessano gli uomini, ogni giorno alle prese con successi e insuccessi. Dobbiamo anzitutto riconoscere che Igino Giordani stato il maggiore scrittore cattolico che l'Italia abbia avuto in questo secolo. In ciò non vi è alcuna esagerazione encomiastica. Eccellente per quantità e qualità di lavoro, per attrezzatura tecnica, conoscenza filosofica, metodo storico, sicurezza nel dominio delle fonti e delle lingue antiche e moderne, per fervore apostolico e apologetico ad alto livello. Che si vuole di più? Quanti libri di impegno portano sulla copertina il nome di questo autore, così noto alla nostra generazione: Igino Giordani! Sono trattati, ricerche patristiche, biografie, e pure romanzi, traduzioni, ecc. In tutto egli si impegno sempre con estrema serietà, perfino nella letteratura per i ragazzi. La sua bibliografia occupa molte fitte pagine e le sue opere hanno un carattere enciclopedico per organicità di intelaiatura. Nella nostra biblioteca di casa i libri di Igino Giordani sono schierati in una lunga scaffalatura. Gesù, i Padri della Chiesa le grandi figure dei Santi, i filosofi, e pure gli uomini di lettere si alternano con i saggi vivaci sulle contraddizioni del nostro tempo, sul nostro mondo senza anima, che egli vede con chiarezza e denuncia per errori e deviazioni. Scrittore completo, possedeva da maestro l'attrezzatura che caratterizza il vero uomo di studio. Tutta la ricchezza del sapere cristiano veniva utilizzata per insegnare gli aspetti prevalentemente sociali (ma non solo sociali) di un cristianesimo vivente e vissuto. Non si accontentava delle conoscenze di superficie: scavava e approfondiva le ricerche, ed estraeva materia preziosa. Si direbbe: più scienza che cultura. E soprattutto, geniale capacità di' comporre in sintesi gli aspetti teologici, sociologici e storici di ogni problema. Nei suoi iscritti, si incontra non solo la profondità del sapere, ma anche le vibrazioni del suo animo. Scrittore di punta, polemista vivace e talora forse aggressivo, era amato da quei giovani che volevano liberarsi dai luoghi comuni e dalla stanca intellettualità del nostro tempo. Nei lontani anni della nostra gioventù, siamo venuti a contatto proprio e anzitutto con i suoi scritti edificanti e vibranti: Rivolta cattolica, Parte guelfa, Segno di contraddizione. In tutti uno squillo di battaglia, nel grigiore della cultura militante spesso lassista, se non decadente. Polemista non solo, ma anche apologista. La sua apologetica alimentava la formazione intellettuale e spirituale della nostra generazione la quale doveva assumersi l'impegno, nel dopoguerra, di pesanti responsabilità nella vita pubblica della nazione. Non era l'uomo del “dialogo” accademico, l'uomo delle vane parole, degli equivoci compromessi. Nella società politica del “dialogo”, grande fu il suo contributo alla ricerca non dei “confronti” ma dei granitici “principi” sociali cristiani. Dalla tentazione dimettere sempre in discussione ogni problema, e quindi dal pericolo di finire nel verbalismo, egli si liberò con le soluzioni meditate, chiare, precise e persuasive. La sua arte arriva fino ai romanzi, come America quaternaria, La città murata. Al centro, o meglio al vertice, della sua opera, come del suo spirito, troneggia il “Messaggio” evangelico al mondo sociale. Questo è stato il capolavoro della sua produzione. Nel cristianesimo cercò soprattutto il “Messaggio sociale” considerato nei suoi molteplici aspetti, nelle sue fonti, e nelle sue estrinsecazioni storiche. Ai volumi di Giordani sui “Messaggi” abbiamo tutti attinto come ad una miniera inesauribile. Che dire della sua vita di cui l'opera è stata un riflesso, come risulta chiaro da questa autobiografia? Una vita di laboriosità, di sacrificio, di elevazione spirituale. Modesto impiegato al Ministero di Grazia e Giustizia, viaggiava in tram dalla natia Tivoli a Roma, negli anni che precedettero la Prima Guerra mondiale. Dalla sua “alta Tibur” alla Roma cristiana ed infine all'ascetica Oasi di Rocca di Papa: questo è stato l'itinerario nel quale si snodò la sua lunga giornata; non senza evasioni internazionali richieste da chi voleva sentire la sua parola in Europa e in America. La Patria lo chiamò ancor giovanissimo, ed egli partì per la trincea del sacrificio, ad Oslavia, al Piave, ad Asiago. I doveri del cittadino priMa di quelli dello studioso. Ferito gravemente al femore, portò sul petto senza esibizionismi la sua medaglia d'argento e il suo distintivo di mutilato di guerra, Le offese delle ferite non lo abbandonarono mai durante tutta la vita. Già professore all'Umberto ed al Mamiani, per la sua ostilità alla dittatura fu costretto ad abbandonare la cattedra, per poter restare fedele alla sua idea. Lasciò la scuola e accettò la battaglia politica. Diviene amico di don Sturzo e collaboratore del Popolo di Donati, nell'età migliore delle lotte del Partito Popolare, e, poi, finito il Partito Popolare, negli anni tristi della persecuzione, Giordani si trasformò nell'”Uomo della Vaticana”: vita di biblioteca, catalogazioni, scaffali, ricerche monografie e pure ripetuti viaggi negli Stati Uniti per apprendere i più moderni sviluppi della tecnica delle biblioteche Egli riversò tale tecnica nello spazio ampio e secolare delle aule della “Vaticana” il cui catalogo divenne un modello in materia, cosa che non sarebbe stata senza la fatica, l'intelligenza e l'intraprendenza di Giordani. Nel Vaticano, ebbe la fortuna di incontrare De Gasperi arrivato, dopo di lui, con funzioni più modeste e subordinate. E pure conobbe l'intellettuale cristiano sociale Bruni. Il trio De Gasperi-Giordani-Bruni poteva essere ben fecondo se una più stretta amicizia fosse stata possibile tra i tre. Dopo la caduta del fascismo, arriva l'ora della milizia politica. Già amico intimo di don Sturzo, e poi amico di De Gasperi, partecipa alla fondazione della DC. Membro dell'Assemblea costituente e poi Deputato di Roma partecipo attivamente ai lavori per la nuova Costituzione, e comprese subito che anche nella politica vi era posto per una milizia. In occasione del dibattito sul Patto Atlantico, nelle aule parlamentari sono rimaste storiche le sue parole sul disarmo e sulla pace integrale: furono applaudite non solo dagli amici ma anche dagli avversari quali ammiravano un'ani ma profondamente cristiana che non badava alle contingenti opportunità politiche e che affermava un grande principio: “Se il mondo fosse cristiano non ci sarebbero guerre”. Ecco la verità di cui egli fu banditore nell'ambiente parlamentare. Nella vita politica, vedeva soprattutto la questione morale, mentre non poco lo infastidiva il complesso del maneggi, delle raccomandazioni, e di tutto ciò che si incrosta attorno alla attività del parlamentare. Contemporaneamente e successivamente all'attività politica, lavorò nella direzione della Biblioteca di Montecitorio e svolse sempre una intensa attività di scrittore nelle riviste e nella stampa. Va ricordata la sua direzione di Fides, di La Via e Città Nuova e le sue collaborazioni al Frontespizio ed altri periodici e pure all'Avvenire d'Italia di Manzini. Nell'immediato dopoguerra, l'autorità' ecclesiastica gli affidò la direzione del Quotidiano di Roma, una specie di Osservatore Romano laico. In quest'opera non ebbe le soddisfazioni che meritava, mentre l'o ho avuto l'alto onore di vedere Giordani mio successore nella direzione de Il Popolo che, come giornale “ufficiale” del Governo e del Partito, non poteva forse essere congeniale al suo spirito vivace, intraprendente. Ma la politica lo stancò. Sembra motivo di particolare respiro ciò che dice nel suggestivo capitolo della biografia intitolato: “Fuori dalla politica”. “Fuori” dalla politica di partito, riprende la sua attività intellettuale di largo respiro, la sua lotta per la pace, e pure per il problema degli obiettori di coscienza. Si ritirò sfiduciato ma non amareggiato dalla milizia politica nella quale il suo spirito raccolto e meditativo non trovava adeguata soddisfazione. Non era uomo di clientelismi e di' lotte per soddisfare ambizioni alle quali egli rinunciò in dal primo momento, rinunciando con ciò agli onori ministeriali che ben meritava. Continuando la sua missione ali, scrittore, coltivò anche grandi amicizie internazionali, in ogni campo, in Italia e all'estero; e fu amico di Maritain, di Daniel-Rops, De Luca, Petrocchi, Perosi, Mascagnì, ecc. L'epilogo della sua vita è stato il naturale epilogo di un uomo di alta spiritualità. Come Maritain presso i “Piccoli fratelli”, Giordani divenne cittadino dell'Oasi di Mariapoli, e fu un esemplare religioso-laico. Un maestro di religiosità-laica. Mise la sua intelligenza al servizio della Comunità dei Focolarini di Chiara Lubich, e così compendiò nel lavoro mai interrotto, nel silenzio e nella preghiera l'ultima parte della sua giornata terrena. Egli sapeva bene che Giovanni Crisostomo aveva sognato una comunità cristiana in cui operano i laici anche coniugati, vivendo da monaci. Era l'ideale realizzato, con modernità di criteri suggestivi, da Chiara Lubich. Una comunità che serve con coraggio allo spirito apostolico, e rinfocola la vita interiore al servizio quotidiano di una comunione di spiriti. Anima religiosa e carattere dolce, trovò in questa Oasi la nuova famiglia nella quale si completò l'opera di un uomo che era “foco” e dolcezza, ardore e carità. - Guido Gonella Descrizione: Dopo la pubblicazione del "Diario di fuoco", vedono la luce queste "Memorie d'un Cristiano Ingenuo" che ne costituiscono il naturale completamento, quasi altra faccia d'un dittico dal quale, vigorosa e dolce più originale e incisive del nostro tempo. Inverso, se nel "Diario" è il disvelamento del rapporto essenziale, quello verticale: uomo-Dio, impressioni umane, qui viene ripercorso il cammino orizzontale, la sua vicenda tra gli uomini, densa di avvenimenti e soprattutto estremamente feconda perché illuminata da una fede fatta vita. E la fede non gli fu "rifugio" e "splendido isolamento" dove sublimare i contrasti con gli uomini, bensì gli spalancò l'anima in esigenza di Chiesa, quale solo la "Gaudium et spes" doveva configurare per il laicato cattolico. |