Proposte e suggerimenti per promuovere la pastorale degli artisti e dell'arte. Sussidio dell'ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.
"L'arte è esperienza di universalità. Non può essere solo oggetto o mezzo. E' parola primitiva, nel senso che viene prima e sta al fondo di ogni altra parola. E' la parola dell'origine, che scruta, al di là dell'immediatezza dell'esperienza, il senso primo e ultimo della vita. E' conoscenza tradotta in linee, immagini e suoni, simboli che il concetto sa riconoscere come proiezioni sull'arcano della vita, oltre i limiti che il concetto non può superare: aperture, dunque, sul profondo, sull'altro, sull'inesprimibile dell'esistenza, vie che tengono libero l'uomo verso il mistero e ne traducono l'ansia che non ha altre parole per esprimersi.
Religiosa, dunque, è l'arte, perché conduce l'uomo ad avere coscienza dell'inquietudine che sta al fondo del suo essere e che, ne la scienza, con la formalità oggettiva delle leggi, ne la tecnica, con la programmazione che salva dal rischio d'errore, riusciranno mai a soddisfare". (Giovanni Paolo II)
"(...) Siamo convinti, infatti, che quello dell'arte sia da considerare un dono dello Spirito fatto ad alcuni per l'utilità di tutti nella Chiesa e che<<tutto ciò che di bello e di positivo avviene nel mondo è opera dello Spirito Santo>>
(dall'Introduzione, parag. 1 pag. 7)"La convinzione che lo Spirito Santo è all'opera dovunque e largamente documentata nella letteratura patristica.
Il rapporto tra lo Spirito Santo e <<bellezza>> è stato oggetto di specifica attenzione da parte della teologia ortodossa che arriva a chiamare lo Spirito Santo <<Spirito di Bellezza>>.
Il pastore valdese Paolo Ricca offre una sintesi felice dell'atteggiamento delle diverse confessioni cristiane quando sostiene che << la bellezza e l'arte in tutte le sue espressioni sono... un dono di Dio, un regalo gratuito e misterioso che accompagna la nostra vita e può alleviare la nostra anima, calmarla, e anche stupirla e interrogarla. La bellezza in qualunque manifestazione ha un rapporto segreto con Dio, "bellezza tanto antica e tanto nuova". La bellezza della creatura rinvia alla bellezza sui generis del Creatore, di cui costituisce una parabola. La creazione artistica scopre l'intima, segreta bellezza del mondo e dell'uomo, delle cose che sono, visibili e invisibili, la mette in luce, la segnala e la celebra, malgrado ciò che la contraddice e la nega. L'arte ricrea in qualche modo il mondo trasfigurandolo. In questo senso, è sorella della teologia>>". (nota all'introduzione. Sottolineature mie)
"(...) molti sintomi fanno capire che nei rapporti tra la chiesa cattolica e le arti la situazione è migliorata. Permangono ancora molti ostacoli: le discipline teologiche non dimostrano particolare interesse al mondo dell'arte e viceversa, la formazione artistica del popolo di Dio è ancora ai primi passi, le relazioni tra Chiesa e artisti stentano a svilupparsi, le nuove opere d'arte che la Chiesa promuove sono spesso di livello modesto quando non sono decisamente insoddisfacenti". (Parte Prima pag. 17)
"Quale significato hanno le arti in relazione alla identità, alla espressione e alla comunicazione della fede? Quale significato sostanziale ha la religione cattolica per lo sviluppo dell'arte, considerata come disciplina creativa autonoma? Con tali domande radicali occorrerà confrontarsi seriamente all'inizio del nuovo millennio per essere autentici e per dare solidità al rapporto tra Chiesa e artisti".(Parte Prima pag. 18)
"a)La prima e fondamentale scelta strategica consiste nel riconoscere con generosità i <<carismi>> artistici esistenti all'interno della comunità ecclesiale, fra i laici, i religiosi e le religiose, i sacerdoti diocesani. Si dia spazio alla multiforme pluralità di dono artistici, superando ogni atteggiamento puramente funzionale, che porta a riconoscere solo i <<carismi>> considerati utili a determinati scopi. Distinguendo il livello amatoriale e quello professionale, tra i <<carismi>> più modesti o soltanto incipienti e quelli di provato e riconosciuto valore, le diocesi guardino con simpatia a tutti gli artisti e a ciascuno di essi, secondo le rispettive capacità, e offrano loro, con il giusto senso critico e con generosità, occasioni e possibilità di espressione.
Non ci si limiti a coltivare e a valorizzare gli artisti che a vario titolo, operano già all'interno delle comunità ecclesiali. Si rivolga con insistenza l'attenzione e si cerchi il dialogo, l'amicizia e la collaborazione con il mondo variegato degli storici dell'arte, dei critici e degli artisti".
"(...)c) Il concilio invita a dare spazio all'arte antica, a quella contemporanea e ad aprirsi a quella futura, a ogni tendenza e corrente, dal momento che la Chiesa cattolica non possiede ne canoni linguistici né uno stile proprio.
Il Concilio invita dunque ad abbattere i bastioni in tutte le direzioni: verso est e verso ovest, verso nord e verso sud. Ogni regione italiana, ma anche ogni nazione dei cinque continenti, ha ricchezze artistiche alle quali attingere e da fare conoscere". (Parte Prima pag. 22-24. Sottolineature mie)
"(...) A questo proposito occorre chiarire che non vi è momento o spetto della vita della ecclesiale che si possa considerare a priori estraneo ai <<linguaggi>> dell'arte. La Chiesa è per definizione <<sposa tutta bella>>, <<regina rivestita di bellezza dal suo Signore>>. Essa non può presentarsi sciatta e disadorna in nessun momento o atto della sua vita: la bellezza, per quanto sobria, le appartiene, fa parte del suo modo di essere prima che del suo agire".(Seconda Parte pag. 30)
"(...) L'arte non è un lusso ne una sovrastruttura, coopera potentemente a <<rendere accessibile, anzi commovente, il mondo dello Spirito, dell'ineffabile>>".
(Seconda Parte pag. 33)"Là dove la carità viene praticata con gioia e il bene viene fatto bene, come ripetono i santi, anche la cura per il bello diventa una scelta naturale". ".(Seconda Parte pag. 34)
"(...) Non chiudete il vostro spirito al soffio dello Spirito santo!
Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza come la verità., mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce la generazioni e le fa comunicare nell'ammirazione. E questo grazie alle vostre mani...". (Conclusione pag. 47 "messaggio che il Concilio rivolgeva agli artisti l'8 dicembre 1965, a conclusione dei suoi lavori".)