Il Papa al Giubileo degli artisti
Carissimi Fratelli e Sorelle
Con grande gioia vi incontro in questa basilica a cui hanno posto mano alcuni tra i sommi geni dellarchitettura e della scultura.
( ) Nessuno come voi, cari cultori dellarte, può sentirsi a casa sua qui, dove la fede e la arte si uniscono in modo tutto singolare elevandoci alla contemplazione della gloria divina.
Sono lieto di rinnovare a voi oggi i sentimenti di stima che espressi lo scorso anno nella mia lettera agli artisti.
E ora che si riallacci questa feconda alleanza fra chiesa ed arte che ha segnato largamente il cammino del cristianesimo in questi 2 millenni. Ciò suppone la vostra capacità, cari artisti credenti, di vivere profondamente la realtà della fede cristiana, così che essa diventi generatrice di cultura e doni al mondo nuove epifanie della bellezza divina riflessa nella creazione.
E appunto per esprimere la vostra fede che oggi siete qui. Siete venuti a per celebrare il giubileo. Che cosa significa questo in ultima analisi, se non fissare lo sguardo sul volto di Cristo per riceverne la misericordia e lasciarsi inondare dalla sua luce.
Il giubileo è Cristo, è lui la nostra salvezza, la nostra gioia, è lui il nostro canto e la nostra speranza. Chi entra in questa basilica per la porta santa lo incontra. Lo incontra innanzitutto volgendo gli occhi alla pietà di Michelangelo quasi confondendo lo sguardo con quello di Maria nel suo abbraccio al corpo senza vita del figlio, quel corpo martoriato eppur dolce del più bello tra i figli delluomo. Quel corpo è sorgente di vita.
Maria figura dellumanità nuova, essa stessa salvata, lo consegna a ciascuno di noi come seme di resurrezione. Noi infatti come ci insegna lapostolo Paolo "per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme con lui nella morte perché, come cristo fu resuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova".
Il giubileo ci chiede di accogliere questa grazia di risurrezione così che essa penetri in tutte le pieghe della nostra vita, risanandola non solo dal peccato ma anche dalle scorie che esso lascia in noi persino dopo che ci siamo riconciliati con Dio. Si tratta incerto senso di scalpellare la pietra del nostro cuore perché affiorino i lineamenti di cristo, luomo nuovo.
Lartista che può far questo in profondità è lo Spirito Santo. Egli tuttavia esige la nostra corrispondenza e la nostra docilità. La conversione del cuore è, per così dire, opera darte comune dello Spirito e della nostra liberta. Voi artisti abituati a modellare le più diverse materie secondo lestro del vostro genio sapete quanto somigli alla fatica artistica lo sforzo quotidiano di migliorare la propria esistenza. Come scrivevo nella lettera a voi dedicata, "nella creazione artistica luomo si rivela più che mai immagine di Dio e realizza questo compito prima di tutto plasmando la stupenda materia della propria umanità e poi anche esercitando un dominio creativo sulluniverso che lo circonda".
Tra larte di formare se stessi e quella che si esplica nella trasformazione della materia cè una singolare analogia. Nelluno e nellaltro compito il punto di partenza è sempre un dono dallAlto. Se la creazione artistica ha bisogno di una ispirazione, il cammino spirituale ha bisogno della grazia che è il dono con cui Dio comunica se stesso avvolgendo damore la nostra vita, dando luce ai nostri passi, bussando al nostro cuore fino ad abitarlo e renderlo tempio della sua santità.
"Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". (Gv. 14,23)
Questo dialogo con la grazia impegna soprattutto sul piano etico, ma tocca tutte le dimensioni della nostra esistenza ed acquista una sua espressione peculiare nellesercizio del talento artistico. Nel vostro spirito Dio si lascia intravedere attraverso il fascino e la nostalgia della Bellezza. Non cè dubbio infatti che lartista viva con la Bellezza una particolare relazione e si può, anzi, dire che la Bellezza sia la vocazione a lui rivolta dal Creatore.
Se si è capaci di scorgere nelle molteplici manifestazioni del Bello un raggio della Bellezza suprema, allora larte diventa una via verso Dio e spinge lartista a coniugare il suo talento creativo con limpegno di una vita sempre più conforme alla legge divina. Talvolta proprio il confronto tra lo splendore della realizzazione artistica e la pesantezza del proprio cuore può destare quellinquietudine salutare che fa sentire il desiderio di superare la mediocrità e iniziare una vita nuova; vita aperta con generosità allamore di Dio e dei fratelli.
E allora che la nostra umanità si libra in alto, in unesperienza di libertà e direi di infinito come quella che, ancora Michelangelo, ci ispira nella cupola che insieme sovrasta e corona questo tempio. Guardata dallesterno essa sembra disegnare un curvarsi del cielo sulla comunità raccolta in preghiera quasi a simboleggiare lamore con cui Dio si fa ad essa vicina. Contemplata dallinterno nel suo vertiginoso slancio verso lalto essa evoca invece il fascino e insieme la fatica dellelevarsi verso il pieno incontro con Dio.
Proprio a questa elevazione carissimi artisti vi chiama lodierna celebrazione giubilare. Essa è invito a pratica la stupenda arte della santità. Se essa dovesse sembrare troppo difficile vi sia di conforto il pensiero che in questo cammino non siamo soli la grazia ci sostiene, anche attraverso quellaccompagnamento ecclesiale con cui la chiesa si fa madre per ciascuno di noi ottenendo dallo Sposo divino sovrabbondanza di misericordia e di doni. Non è vero forse, questo senso della Mater Ecclesia che il Bernini ha efficacemente evocato nellabbraccio solenne del colonnato.
Quelle braccia maestose sono pur sempre braccia materne che si aprono allumanità intera. In esse accolto, ogni uomo, ogni membro della chiesa, può sentirsi rinfrancato nel suo passo di pellegrino in cammino verso la patria.
La nostra riflessione torna così al punto da cui era iniziata allo splendore della Gerusalemme celeste a cui aneliamo come popolo di Dio peregrinante in terra.
Vi auguro carissimi di sentirvi sempre attratti da quello splendore e per questo vorrei concludendo offrivi anche una benedizione apostolica.